Il suono dello shofàr alla conclusione di Yom Kippùr rappresenta il culmine di una giornata trascorsa digiunando e pregando per un dolce anno nuovo. Sono state date diverse spiegazioni sul motivo per cui in questo momento si suona lo shofàr.
Si ricorda lo Yovèl (Giubileo)
All’epoca del Primo e del Secondo Tempio di Gerusalemme si suonava lo shofàr nello Yom Kippùr che dava inizio allo Yovèl, il cinquantesimo anno1. Quel suono era un segno che tutti gli schiavi venivano liberati e che tutti i terreni tornavano ai loro proprietari originari2.
Al giorno d’oggi non si osserva lo Yovèl (e nessuna delle mitzvòt legate al Bet Hamikdàsh); tuttavia si suona lo shofàr alla fine di Yom Kippùr per ricordare ciò che è stato ed esprimere la nostra speranza che venga tutto ripristinato presto ai nostri giorni.
Inoltre, il suono dello shofàr significa che ora, alla fine di Yom Kippùr, le nostre anime sono “libere” dai peccati3.
Vittoria e confusione
Quando Yom Kippùr giunge al termine, siamo certi che Hashèm ci ha concesso un anno dolce, quindi, come soldati che tornano trionfanti da una battaglia, suoniamo lo shofàr per festeggiare la nostra vittoria sull’angelo accusatore, il Satan. Inoltre, questo suono confonde il Satan, che si prepara a riprendere la sua missione, poiché è molto simile al suono del “grande shofàr”, che annuncerà la redenzione finale che farà cessare per sempre la missione del Satan4.
L’ascesa della Presenza Divina
Quando D-o ci diede la Torà, la Sua presenza scese e si posò sul monte Sinai. Dopo, un suono dello shofàr annunciò l’ascesa della presenza divina, la Shechinà. Si allude a questo nel versetto dei Salmi che dice: “D-o ascende con una teruà [un suono dello shofàr]” 5. Allo stesso modo, dopo la nostra vicinanza a D-o durante Kippùr, il suono dello shofàr simboleggia l’ascesa della presenza divina, che era posata su di noi durante questo giorno sacro6.
Si celebra!
Dopo una giornata spirituale al di là dello spazio e del tempo, il suono dello shofàr annuncia che la sera dopo Yom Kippùr è come una festività, ed è ora giusto celebrare la vicinanza a D-o che abbiamo vissuto e il fatto che siamo stati perdonati. Infatti all’uscita di Yom Kippùr è uso augurarsi “chag sameach”7.
Che possiamo tutti essere sigillati per un dolce anno nuovo, chatimà tovà!
Rav Yehuda Shurpin, Chabad.org
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