Dopo che si chiude il giorno di Kippùr, che è il giorno più santo dell’anno, recitiamo la preghiera serale (‘Arvìt), in questo caso quella dei giorni feriali, dato che la ricorrenza è terminata. Come ogni sera, recitiamo lo Shemà e la ‘Amidà, la preghiera silenziosa. Kippùr è il giorno in cui D-o perdona i nostri peccati; dunque, alla fine di questo giorno, ci troviamo in una condizione di purità che difficilmente potrà essere eguagliata in un altro momento dell’anno. Eppure, come una qualsiasi sera feriale, nella ‘Amidà recitiamo la preghiera selàch lànu (“scusaci”), nella quale chiediamo perdono a D-o “poiché abbiamo peccato”, e ci rivolgiamo a D-o come a colui “Che perdona largamente”. Perché recitiamo questa benedizione in un momento in cui siamo senza peccato?

Approcci diversi

Ci possono essere diverse risposte. Dal punto di vista della halakhà, non è previsto che si cambi la liturgia, perfino quando di fatto non sarebbe applicabile. Da un punto di vista più teorico, si osserva che questa benedizione è espressa nella forma plurale, “scusaci poiché noi abbiamo peccato”; forse, D-o non voglia, in qualche parte remota del mondo c’è un ebreo che non ha preso parte al processo di purificazione spirituale di Kippùr, e allora recitiamo la benedizione per lui. Altri sostengono che in realtà potremmo aver bisogno di perdono anche in questo momento: forse non abbiamo pregato con l’intenzione e l’intensità dovuta, magari a causa del digiuno e del senso di fame che ci ha portati a calcolare il tempo che mancava alla fine del digiuno anziché concentrarci nelle preghiere. A un livello più profondo, un vero servo di D-o fa teshuvà, ossia si pente e ritorna a D-o, ogni giorno, in un percorso di costante miglioramento e avvicinamento al Signore.

La risposta della fede

Negli scritti del primo Rebbe di Gur, Rabbi Yitzchak Meir Alter, si trova la risposta della Chassidùt: “Sembra che la ragione sia perché i figli d’Israele devono avere fede nel fatto che Kippùr porta espiazione; se una persona ha anche solo il minimo dubbio di non essere stata perdonata, questa persona pecca. Di conseguenza, recitiamo questa benedizione subito dopo l’uscita di Kippùr perché forse non abbiamo avuto fede completa nel fatto che Kippùr porta espiazione” (Siach Sarfe Chodesh II, citato in Chiddushe Harim di Yom Kippùr). Impariamo da questo insegnamento che dobbiamo avere fede nel potere di Kippùr e nella forza della teshuvà, Abbiamo peccato se non crediamo con fede piena che D-o purifica le nostre colpe di Kippùr, e che ci congediamo dal giorno più sacro dell’anno ripuliti nell’animo.

Gmar chatimà tovà.

Di Elly Krimsky, Chabad.org. Traduzione di Deborah Cohenca Klagsbald