Il gioco del sevivòn, la tradizionale trottola, ha una storia antica. Il sevivòn ha quattro lettere dell’alfabeto ebraico sui suoi lati. In Israele le lettere sono nun, gimmel, hei e pei un acronimo per Nes Gadòl Hayà Pò, un grande miracolo è accaduto qui. Nella Diaspora le lettere sono nun, gimel, hei e shin ovvero nes gadol hayà sham—un grande miracolo è accaduto lì.

Per giocare si distribuiscono ai giocatori delle monete oppure delle noci o dei cioccolatini. Tutti mettono una moneta in mezzo al tavolo e a turno girano il sevivòn. Se si ferma sul lato della nun, non si vince ne si perde, sulla gimel, si vince l’intero ammontare dei soldi, sulla hei si vince metà e se cade sulla shin si deve mettere un soldo in mezzo.

Oggigorno è un modo simpatico di giocare in famiglia durante Chanukkà, ma migliaia di anni fa si trattava di un gioco di vita o di morte. I greco-siriani miravano a convertire gli ebrei ai loro modi pagani con metodi ‘soft’ ma quando videro che gli ebrei rimasero forti nelle loro credenze (tranne una piccola percentuale che si associò all’Ellenismo) addottarono tattiche più forti ed oppressive. Proibirono lo studio della Torà come studio religioso, come l’esecuzione di molti comandamenti rituali come la circoncisione e l’osservanza dello Shabbat. Gli Ebrei non ebbero altra scelta che studiare la Torà di nascosto, perchè sapevano che un ebreo senza Torà è come un pesce fuori dall’acqua.

Essi studiavano nei boschi e nelle zone poco abitate, ma il nemico aveva numerose pattuglie che controllavano tutte le zone. Perciò gli ebrei portavano piccole trottole appresso, appena sentivano una pattuglia arrivare nascondevano i testi di Torà e tiravano fuori le trottole fingendo di giocare.

Questo raggiro aiutò a mantenere salda la tradizione di studiare Torà attraverso i secoli.

di Rav Yisrael Rice