Vezòt Haberachà Simchat Torà
La Sukkà rappresenta l'impegno del ricordo di quando il popolo ebreo visse nella precarietà più totale, in una situazione talmente al limite delle possibilità umane da entrare in una sfera completamente soprannaturale.
Anche il Talmud menziona la pace riguardo a questa festività, (Sukkà 27b) 'tutta Israele potrebbe teoricamente stare in un'unica Sukkà'
Accadde che una volta trovarono delle scarpe, la cosa li mise in imbarazzo poiché non sapevano come si usassero quelle strane cose ritrovate, perché erano soliti trovare tzitzit e tefillin, ma non scarpe..
Il momento in cui Moshè ruppe le tavole non viene visto dalla Torà come un fallimento ma come l’inizio della guarigione.
Ritorni felici: Due fiumi ti portano a casa: uno scorre con lacrime amare di rimorso mentre l’altro con dolci lacrime di gioia. Per la maggior parte della storia, il viaggio principale era quello amaro. Poichè solo dopo che sei impregnato in quelle acque, puoi alzarti ed abbracciare il tuo D-o con gioia.
Tuttavia ora abbiamo patito sofferenze oltre misura. Ciò che il nostro popolo ha sofferto in paesi attraverso l’oceano ha purificato ogni macchia e sbiancato ogni veste delle nostre anime, purificandoci ed innalzandoci verso l’alto.
La notte è passata. È il pomeriggio prima di Shabbat.
Abbiamo pianto abbastanza lacrime amare. Ora è il momento di tornare con gioia.
Adattato dalle parole del Rebbe di Lubavitch da Tzvi Freeman. Fonti: Margela B’Fuma D’Rava 5746, benedizione della Vigilia di Yom Kippur 5750
