Nascita

Rav Levi Yitzchak Schneerson nacque il 18 Nissan nel 1878, nella cittadina di Podrovna, vicino a Gomel. Figlio di Rav Baruch Schneur e della Rabbanìt Zelda Rachel Schneerson. Rav Levi Yitzchak era il figlio maggiore di quattro figli, Rav Shmuel, Rav Shalom Shlomo e la Rabbanìt Rada Sima. Suo padre era il bisnipote del terzo Rebbe di Lubavitch, Rabbi Menachem Mendel Schneerson, conosciuto come il Tzemach Tzedek.

I Primi Anni

Fin da bambino, Rav Levi Yitzchak mostrò segni di essere un prodigio, come avrebbe poi scritto il Rebbe Rayatz, il sesto Rebbe di Lubavitch: «Già in giovane età si rivelarono i suoi straordinari talenti». Egli era un esperto della Kabbalà, del Talmùd e della filosofia chassidica, e ricevette l’ordinazione rabbinica dai principali maestri di Torà del suo tempo, da Rav Chaim Soloveitchik di Brisk e da Rav Eliyahu Chaim Meizel di Lodz.

Il Matrimonio

Nel 1900 all’età di 22 anni Rav Levi Yitzchak, che era già noto come un grande Kabbalista e studioso di Torà, sposò la Rabbanìt Chana Yanovsky. Figlia di Rav Meir Shlomo Yanovsky, il Rav di Nikolaev e chassid del quarto Rebbe di Lubavitch, Rav Shmuel, la giovane Rabbanìt Chana era anch’essa una studiosa di Torà. Rav Shalom DovBer Schneerson, il quinto Rebbe di Lubavitch, suggerì il shiddùch. Il matrimonio fu tenuto l’11 di Sivan a Nikolayev dove la giovane coppia rimase per quasi dieci anni.

Figli

Rav Levi Yitzchak e la Rabbanìt Chana ebbero tre figli: Menachem Mendel, DovBer e Yisrael Aryeh Leib.

Il figlio maggiore, Menachem Mendel, nacque l’11 Nissan 1902, ed eventualmente diventò il settimo Rebbe di Lubavitch, noto come il Rebbe.

Rav di Yekatrinoslav

Nel 1909, all’età di 31 anni, Rav Levi Yitzchak fu chiamato a servire come rabbino della città ucraina di Yekatrinoslav (oggi Dnipro). Il quinto Rebbe, Rav Shalom Dovber Schneerson, ebbe un ruolo determinante nell’ottenere questo incarico per lui, inviando lettere a vari leader comunitari, tra cui Sergei Pavlov Fallei, uno dei membri più rispettati del movimento sionista della città. Rav Levi Yitzchak incontrò anche Menachem Ussishkin, attivista comunitario che aveva ricoperto il ruolo di segretario del Primo Congresso Sionista. Dopo la sua nomina, Rav Levi Yitzchak assunse in seguito la carica di rabbino capo e servì la comunità fino al 1939.

Oltre a un piccolo gruppo chassidico, la comunità ebraica di Yekatrinoslav includeva molti professionisti non religiosi, ed anch’essi nutrivano grande stima per Rav Levi Yitzchak. Sua moglie, la Rabbanìt Chana, parlava diverse lingue e contribuì in modo significativo al successo e all’influenza del marito come guida comunitaria. Negli anni della sua leadership, Rav Levi Yitzchak si dedicò con determinazione all’attivismo religioso, senza mai cedere alle crescenti pressioni sovietiche. Supervisionò la costruzione di un nuovo mikve e officiò clandestinamente matrimoni e circoncisioni. Un ambito di particolare rilievo fu il suo impegno nella produzione di matzòt kasher per Pesach. Poiché tutte le fabbriche in Russia erano di proprietà statale, erano le autorità a stabilire gli standard per la produzione delle matzòt.

Perfino i sovietici sapevano, tuttavia, che perché gli ebrei acquistassero le matzòt, sarebbe stata necessaria una certificazione rabbinica valida. Quando si rivolsero a Rav Levi Yitzchak, noto come rabbino capo di una città di rilievo, egli pretese di poter nominare suoi supervisori rabbinici; in caso contrario, non avrebbe potuto rilasciare la certificazione. Al loro rifiuto, Rav Levi Yitzchak rimase irremovibile. Si recò a Mosca e incontrò Mikhail Kalinin per spiegare la propria posizione. I suoi sforzi diedero frutto e i sovietici cedettero: le matzòt di Pesach sarebbero state prodotte secondo i corretti standard rabbinici.

L’Arresto e il Processo

Il 9 di Nissan 5699 (28 marzo 1939), alle tre del mattino, quattro agenti dell’NKVD si presentarono nella casa degli Schneerson, al numero 13 di via Barikadna.

Dopo aver posto delle guardie a ciascuna porta, iniziarono a perquisire l’abitazione. Frugando tra le migliaia di fogli degli scritti di Rav Levi Yitzchak sulla Kabbalà, l’halachah e corrispondenza rabbinica, confiscarono i suoi certificati di ordinazione rabbinica e una petizione della comunità di Giaffa che lo invitava a emigrare e a servire come rabbino capo, insieme ai visti per tutta la famiglia.

Infine, alle sei del mattino, conclusa la perquisizione, Rav Levi Yitzchak fu arrestato per le sue attività a favore dell’ebraismo nell’Unione Sovietica. Dopo oltre un anno di torture e interrogatori nelle famigerate prigioni di Stalin, fu processato a Mosca e condannato a cinque anni di esilio in Asia Centrale. In seguito, la Rabbanìt Chana lo raggiunse per stargli accanto nel remoto luogo del suo esilio.

Esilio a Chi’ili

La prima dimora di Rav Levi Yitzchak e della Rabbanìt Chana a Chi’ili era una sola stanza nella casa di una rozza coppia tartara con un bambino piccolo. La stanza non aveva porta, era umida, fangosa e infestata da sciami di zanzare. Vivevano in condizioni di estrema povertà e disagio, senza alcuna privacy. Sebbene non ne parlassero mai, i morsi della fame li tormentavano. Una volta, non assaggiarono neppure un pezzo di pane per un intero mese.

Con la Seconda guerra mondiale che devastava l’Europa, molti rifugiati e sfollati finirono nella regione del Kazakhstan dove Rav Levi Yitzchak era stato esiliato. Ben presto divenne conosciuto tra i rifugiati ebrei. Numerosi uomini e donne — in particolare quelle il cui marito era stato arruolato per lo sforzo bellico — si recavano dall’illustre rabbino e da sua moglie per chiedere consiglio su varie questioni.

Con risorse minime a disposizione e sotto la costante minaccia alla loro stessa vita, Rav Levi Yitzchak e la Rabbanìt Chana si prodigarono eroicamente per i loro fratelli ebrei nel bisogno, offrendo aiuto in ogni modo possibile — sia materiale che spirituale.

Dipartita

Nel 1944, mentre la condanna di Rav Levi Yitzchak stava per finire, le sue condizioni fisiche iniziarono a peggiorare. Senza che lui lo sapesse, una grave malattia si stava diffondendo nel suo corpo, debilitandolo profondamente. Nel frattempo, amici residenti nella vicina Alma Ata decisero di adoperarsi per ottenere la sua liberazione. Contribuirono con migliaia di rubli, offrendo gran parte delle loro risorse, per ottenere i permessi necessari al trasferimento. Dopo sei settimane colme di difficoltà e ostacoli, riuscirono finalmente a ottenere i documenti di rilascio.

Subito dopo Pesach, Rav Levi Yitzchak e la Rabbanìt Chana lasciarono Chi’ili e arrivarono ad Alma Ata. In questa grande città, le loro condizioni di vita migliorarono in parte e poterono impegnarsi con maggiore energia ad aiutare chi aveva bisogno. Tuttavia, durante l’estate, la malattia del rav peggiorò ulteriormente. Un giovane amico fece un viaggio speciale da Leningrado ad Alma Ata insieme a un noto medico. Il medico non ebbe una prognosi favorevole: non esisteva una cura per il suo male.

Rav Levi Yitzchak e la Rabbanìt Chana affrontarono quei giorni strazianti con eccezionale forza e coraggio. Nonostante le condizioni drammatiche, continuarono ad accogliere nella loro casa chiunque fosse afflitto o scoraggiato, occupandosi dei bisogni specifici di ciascuno e fornendo cibo quando necessario.

Il 20 di Av, le condizioni di Rav Levi Yitzchak divennero critiche. Sebbene non potesse più parlare, continuava ancora a mormorare parole di Torà o Salmi. Quella sera, la Rabbanìt Chana si concesse un breve riposo per avere la forza di continuare ad assisterlo; al suo risveglio, trovò la casa piena di gente. Suo marito aveva restituito la sua pura anima al Creatore.

L'Eredità

Durante gli anni in cui fu rav di Yekatrinoslav, così come durante l’esilio a Chi’ili, Rav Levi Yitzchak scrisse migliaia di manoscritti di analisi e novità di Torà, intrecciando nel suo stile unico Talmùd, halachà, Kabbalà e Chassidismo.

Sfortunatamente, la maggior parte di questi manoscritti fu persa o fu distrutta rispettivamente dai comunisti e dai nazisti. Tuttavia, quando nel 1947 riuscì a fuggire dalla Russia, la Rabbanìt Chana riuscì a far uscire di nascosto i manoscritti che Rav Levi Yitzchak aveva scritto durante gli anni di esilio.

Su richiesta del figlio di Rav Levi Yitzchak, il Rebbe, questi manoscritti furono pubblicati in una raccolta di cinque volumi con il titolo Likutei Levi Yitzchak. In memoria di suo padre, il Rebbe spiegava spesso un passo di questi insegnamenti cabalistici durante molti dei suoi farbrenghen di Shabbat.

Ancora oggi, Likutei Levi Yitzchak rimane una delle opere più originali e distintive sul pensiero cabalistico dell’ultimo secolo.