Risposta: Le parole “Dieci Comandamenti” non sono una traduzione esatta dell’espressione Assèret Hadibròt, le “Dieci affermazioni”. Inoltre, questa terminologia non è precisa perché gli Assèret Hadibròt includono 11 o 15 precetti, a seconda di come li conti.

Affermazioni o Comandamenti

Il testo della Torà ci dice che D-o ha pronunciato dieci affermazioni quando diede la Torà al Monte Sinai. In seguito D-o le incise su due tavole e le diede a Moshè da dare al popolo.

Più avanti, il versetto si riferisce a esse come Assèret Hadevarìm, “le Dieci Affermazioni”, che è più precisamente tradotto come “Decalogo”1. Altre fonti le chiamano Assèret Hadibròt, essenzialmente la stessa cosa. È da notare che da nessuna parte nella letteratura ebraica vengono chiamati i “Dieci Comandamenti”, non nella Torà e neppure nel Talmùd e nella Kabbalà.

Una mitzvà (un comandamento) è una direttiva Divina di fare o astenersi dal fare azioni specifiche. Una singola azione contenuta in un obbligo o un divieto rappresenta una mitzvà a se stessa, per cui, ci possono essere più di una mitzvà in una frase o in un paragrafo della Torà.

Elenco dei Comandamenti nel Decalogo

Il Sefer HaChinùch, il testo classico del 13esimo secolo scritto da un autore anonimo, spiega in dettaglio ognuno dei 613 comandamenti nell’ordine nel quale appaiono nella Torà (basato sull’elenco delle mitzvòt del Rambam – il Maimonide). In particolare, nella sezione di Shemòt (Esodo) il Sefer HaChinùch identifica ben 14 comandamenti nel Decalogo2 :

1 Sapere che c’è un D-o3.

2 Non avere pensieri su altri dei ma solo su di Lui4.

3 Non fare un idolo per se stessi5.

4 Non adorare idoli nel modo nel quale sono venerati6.

5 Non adorare idoli nei quattro7 modi nei quali si venera D-o8.

6 Non pronunciare il nome di D-o invano9.

7 Santificare il giorno dello Shabbat10.

8 Non fare lavori proibiti nel settimo giorno11.

9 Onorare il proprio padre e la madre12.

10 Non uccidere13.

11 Non commettere adulterio14.

12 Non rapire15.

13 Non testimoniare il falso16.

14 Non invidiare e tramare di ottenere ciò che appartiene a un altro17.

Il primo comandamento è un “comandamento”?

Alcuni sono dell’opinione che il primo precetto “Io sono il Sign-re tuo D-o” non possa essere considerato uno dei comandamenti. Come dice Rabbi Chesdai Cerescas (Spagna, 14esimo secolo):

“Coloro che contano la fede in D-o come un comandamento stanno facendo un errore perché una mitzvà, per definizione, è qualcosa in più; una mitzvà non può esistere senza che D-o dia il comando. Perciò, se credere in D-o è contato come un comandamento, quella persona ha già accettato che c’è un D-o che sta comandando di credere in D-o...”18.

Infatti è per questo motivo che il Baal Halachòt Ghedolòt, il primo a compilare formalmente un elenco di tutti i precetti della Torà, omette la fede in D-o dall’elenco. Tuttavia la maggioranza di coloro che enumerano le mitzvòt la includono nel conteggio, spiegando che questa mitzvà non consiste solo nel credere che D-o esiste, ma ci viene comandato di credere che D-o è l’Essere più perfetto ed eterno e che Egli trascende tutto il creato19.

Non invidiare: uno o due comandamenti?

Gli Assèret Hadibròt appaiano due volte nella Torà, nei libri di Esodo e Deuteronomio, con piccole differenze nei versetti. In Esodo, l’ultimo precetto è di non invidiare, lo tachmòd, mentre in Deuteronomio la Torà aggiunge una frase, lo titavè: “Non desiderare la casa, il campo ecc. del tuo vicino”.

Molti considerano queste due frasi come aspetti diversi della stessa mitzvà, mentre Rambam le considera due mitzvòt distinte. Lo titavè è un riferimento al divieto di avere quel desiderio, mentre lo tachmòd riguarda bramare un oggetto fino al punto da ottenerlo a tutti i costi. Pertanto, se includiamo l’opinione del Rambam nella versione del Deuteronomio, i comandamenti sono 15.

Nonostante spesso chiamiamo gli Assèret Hadibròt i “Dieci Comandamenti”, il fatto che la Torà li chiami “Dieci Affermazioni” senza alludere al numero delle mitzvòt evidenzia che essi non sono importanti per via delle mitzvòt in essi contenute, ma per ciò che rappresentano: il dono dell’intera Torà al popolo d’Israele.