Un giorno una persona si recò da Rabbi DovBer, il famoso "Maghid di Mezeritch", con una domanda.

"Il Talmùd ci dice," chiese l’uomo, "che bisogna benedire Hashem per il male proprio come Lo si benedice per il bene. Com’è umanamente possibile? Se i nostri saggi avessero detto che si deve accettare senza lamentarsi né amarezza tutto ciò che è decretato dal Cielo, lo potrei capire. Posso persino accettare che, in ultima analisi, tutto sia per il bene, e che dobbiamo benedire e ringraziare Hashem anche per gli eventi apparentemente negativi della nostra vita. Ma come può un essere umano reagire a ciò che vive come male nello stesso identico modo in cui reagisce a ciò che vive come bene? Come si può esser essere grati per le proprie sofferenze quanto lo si è per le proprie gioie?".

Rabbi DovBer rispose: "Per trovare una risposta alla tua domanda, devi andare dal mio discepolo, Reb Zusha di Anipoli. Solo lui può aiutarti in questa cosa".

Reb Zusha accolse calorosamente il suo ospite e lo invitò a sentirsi a casa. Il visitatore decise di osservare il comportamento di Reb Zusha prima di porre la sua domanda. Presto concluse che il suo ospite incarnava davvero il detto talmudico che tanto lo aveva turbato. Non riusciva a pensare a nessuno che soffrisse più difficoltà nella vita di Reb Zusha: era estremamente povero, in casa sua non c’era mai cibo a sufficienza e la sua famiglia era afflitta da ogni genere di malattie e disgrazie. Eppure Reb Zusha era sempre di buon umore, allegro, e costantemente ringraziava l’Onnipotente per tutta la Sua bontà.

Ma qual era il suo segreto? Come ci riusciva? Il visitatore decise infine di porre la sua domanda.

Un giorno disse quindi al suo ospite: "Vorrei chiederti qualcosa. In effetti, sarebbe il motivo della mia visita, il nostro Rebbe mi ha detto che tu puoi darmi la risposta".

"Domanda pure" disse Reb Zusha.

Il visitatore ripeté ciò che aveva chiesto al Maghid.

"Hai sollevato una buona questione," disse Reb Zusha, dopo averci pensato.

"Ma perché il nostro Rebbe ti ha mandato da me? Come potrei saperlo? Avrebbe dovuto mandarti da qualcuno che soffre, non da me..."