A casa di Rabbi Chaim Halberstam di Sanz accadeva spesso che degli oggetti sparissero senza che se ne capisse il motivo. Che fosse un calice d’argento, una scatola delle spezie finemente decorata o i candelabri dello Shabbat, non restava altro da fare che constatare la sparizione e continuare la giornata. Non c’era alcun ladro da catturare né mistero da risolvere. Ben noto per il suo smisurato amore per ogni ebreo, Rabbi Chaim impegnava qualunque cosa trovasse per aiutare chiunque avesse bisogno di sostegno economico, che fosse un orfano che raccoglieva fondi per il suo matrimonio o una madre bisognosa di cibo per lo Shabbat. Non risparmiava nulla, e la sua casa restava per la maggior parte del tempo quasi spoglia di arredi.
A poche settimane da Chanukkà, Rabbi Chaim aprì la porta a un uomo dall’aspetto provato e lo fece entrare nel suo studio. L’ebreo, che aveva percorso lunghe distanze per arrivare a Sanz, parlò poco; estrasse una pergamena dalla tasca e cominciò a mostrare a Rabbi Chaim un illustre albero genealogico. Si esprimeva con eleganza, con l’aria di un aristocratico. Terminata la presentazione, arrotolò la pergamena, nascose il viso tra le mani e iniziò a piangere. Tra le lacrime riuscì a descrivere la sua vita di miseria. Sua figlia aveva raggiunto l’età da matrimonio e lui non aveva i mezzi per provvedere alle sue nozze.
Rabbi Chaim osservò l’uomo con sguardo pieno di compassione e partecipò sinceramente alla sua sofferenza.
“D-o aiuterà”, promise.
Nella sua mente stava già pensando a cosa potergli dare.
Rabbi Chaim si mise alla ricerca, ma tutti gli scaffali erano vuoti. Passò in rassegna pareti, mensole, cassetti, pregando di trovare qualcosa da offrirgli. Niente altro che polvere. Tutto era già stato impegnato. Ma non poteva mandare via quell’uomo senza neppure una moneta.
La chanukkià!
In cima alla libreria c’era la splendida chanukkià d’argento che accendeva ogni Chanukkà. Rabbi Chaim la prese in fretta, soffiò via la leggera patina di polvere e l’avvolse nella carta per evitare sguardi indesiderati. L’uomo osservava la scena da dietro la porta, con la preoccupazione che si scioglieva in un ampio sorriso.
Accettò la chanukkià, benedisse Rabbi Chaim e presto sparì dalla vista.
Mancava una settimana a Chanukkà quando la Rabbanìt scoprì che la chanukkià era scomparsa. Pur senza affrontare il marito, provò una fitta di tristezza. Non riusciva a immaginare la loro finestra priva delle luci della festa mentre le case circostanti brillavano.
Il giorno prima di Chanukkà, ricordò al marito che non avevano una chanukkià. Rabbi Chaim pareva del tutto tranquillo. Sorrise sotto i folti baffi e non disse nulla.
Nel tardo pomeriggio, dopo la preghiera di Minchà, tutti gli abitanti della cittadina corsero a casa per accendere i lumi di Chanukkà. Una dopo l’altra, le fiamme comparivano alle finestre vicine, ma la casa degli Halberstam rimaneva buia e cupa, nonostante l’ora tarda. Rabbi Chaim era nel suo studio, immerso nello studio dei temi mistici della festa. Per quanto fossero tristi, nessuno osava disturbarlo per ricordargli la mitzvà trascurata. Il dolore che avrebbero visto sul volto del padre era troppo da sopportare.
All’improvviso si aprì la porta dello studio e apparve Rabbi Chaim. Se era preoccupato, non lo lasciava trasparire; si occupava con calma dei preparativi dell’accensione, muovendosi con tranquillità per la stanza, raccogliendo olio e arrotolando stoppini. Ma mancava ancora la chanukkià.
Mentre quel pensiero attraversava le menti dei presenti, si udì da fuori un rumore di zoccoli accompagnato da un nitrito di cavalli. Una carrozza lussuosa si fermò davanti alla casa. La porta si aprì e ne scesero una coppia elegantemente vestita, con un pacco ben visibile in mano.
I due si scusarono affannosamente per l’ora tarda, ma sembravano anche impazienti di parlare con Rabbi Chaim. Per circa un’ora rimasero nel suo studio, a porte chiuse, discutendo di una questione urgente. Rabbi Chaim li ascoltò e li colmò di benedizioni.
Quando la coppia si alzò per andare, l’uomo posò il pacco sul tavolo.
“È il nostro ringraziamento”, disse, togliendo la carta.
Una chanukkià alta, lavorata nel più fine argento, scintillava sul tavolo.
Sul volto di Rabbi Chaim non si scorse alcuna sorpresa. Con delicatezza collocò la chanukkià al suo posto abituale e la riempì di olio e stoppini. Con la mano destra prese lo shamash e recitò le tre benedizioni.
Quell’anno, l’atmosfera miracolosa di Chanukkà fu percepita da tutti.ראש הטופס
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