La maggior parte della parashà di Haazinu tratta dal canto di Moshè, noto come il Canto di Haazinu1. Alla conclusione del canto, il verso afferma:
“Moshè venne e proclamò tutte le parole di questo canto al popolo, insieme a Hoshea figlio di Nun”2.
Rashì spiega3 che in quel giorno Moshè e Yehoshua erano entrambi leader. Prosegue dicendo:
“Perché viene chiamato qui Hoshea [e non Yehoshua]? Per insegnarci che [Yehoshua] non divenne superbo; sebbene gli fosse stata concessa grandezza, egli si umiliò come prima”.
L'intento di Rashì non è solo spiegare perché Yehoshua sia chiamato con il suo vecchio nome Hoshea, ma perché proprio in questo versetto, dove si evidenzia la sua ascesa alla leadership, non si utilizza il nome Yehoshua, conferitogli da Moshè4. Proprio qui ci si aspetterebbe l’uso del nome più elevato.
Rashì dunque chiarisce che egli viene chiamato Hoshea per insegnarci qualcosa della sua umiltà:
“Non divenne superbo; sebbene gli fosse stata data grandezza, si umiliò come prima”.
È naturale per l’essere umano che, una volta raggiunta una posizione elevata, il suo comportamento cambi. In particolare, diventare leader del popolo ebraico può generare un senso di elevazione, non D-o non voglia per superbia, ma per via della consapevolezza che essere una guida richieda una certa distanza.
La Torà ci informa quindi che, nonostante Yehoshua fosse divenuto leader, la sua umiltà rimase invariata, e che egli “si umiliò come prima”. Così come prima della sua leadership era l’assistente di Moshè, così continuò ad annullarsi anche dopo aver assunto il ruolo di guida.
C’è qui una grande lezione morale: così come l’ascesa di Yehoshua alla leadership non lo rese superbo, così anche dovremmo fare noi nella nostra vita personale:
Per cui, quando una persona ottiene una posizione di rilievo, o raggiunge ricchezza e onore, può pensare che il solo fatto di averlo meritato sia prova del suo valore intrinseco. Questo pensiero può facilmente portare a un senso di orgoglio. Il comportamento di Yehoshua ci insegna invece il contrario: proprio quando si merita la grandezza, bisogna umiliarsi ancor di più.
Ciò è particolarmente vero quando si riceve un ruolo di guida nel popolo ebraico. Se una persona è contaminata dalla superbia, non solo la sua influenza positiva sugli altri verrà indebolita, ma potrebbe persino ottenere l'effetto opposto: la sua arroganza potrebbe indurre chi dovrebbe guardarlo con ammirazione a disprezzarlo, allontanandolo dalla vita ebraica, D-o non voglia.
Ma se è pieno di umiltà, e, come Yehoshua, considera il proprio nuovo ruolo come un servo del popolo ebraico e non come il loro padrone, può stare certo di avere un’influenza positiva sui suoi fratelli. E questo garantirà anche che la sua grandezza durerà nel tempo.
Questa lezione è particolarmente rilevante nel periodo dell’anno in cui si legge la parashà di Haazinu subito dopo Rosh HaShanà.
A Rosh HaShanà, il popolo ebraico incorona D-o come Re, e come Re dell’intero universo5. Poiché questo atto fondamentale avviene grazie agli sforzi degli ebrei, ciò dimostra la loro enorme importanza nel piano divino: siamo noi a incoronare D-o come Re dei re. Questo potrebbe indurre un certo orgoglio.
Il fatto che Yehoshua “si umiliò” ci insegna che la nostra capacità di incoronare D-o dovrebbe portarci ad ancor più umiltà, perché più una persona si avvicina a D-o, più si rende conto di quanto ne è distante6.
Questa auto-annullamento rappresenta7 il vero recipiente per ricevere tutte le benedizioni di D-o, garantendoci un anno buono e dolce, sia spiritualmente che materialmente.
Basato su Likkutè Sichòt, Vol. XXIX, pp. 195-202

Unisciti al dialogo