Domanda: Sto iniziando a studiare il Tanya. Capisco che è una base classica del pensiero ebraico e ne sono affascinato, allo stesso tempo mi riesce difficile credere che il Tanya stia parlando a persone comuni. Ho migliorato la mia osservanza dello Shabbàt, mangio kashèr eppure mi sembra che gran parte delle mie giornate sia ancora colmo di kelippà, o nelle parole del Tanya “vesti sporche”.

Postresti aiutarmi a mettere tutto questo nella giusta prospettiva? Come si colloca tutto questo nell’ebraismo basic che ho studiato?

Risposta: È bellissimo sentire della tua crescita come ebreo e che hai scoperto che questo è un lavoro che non finisce mai. Un ebreo continua a lavorare con sé stesso, in un certo senso non possiamo mai dire che “siamo arrivati”.

Riguardo al Tanya e l’ebraismo di base: l’Halachà (le leggi) è una guida pratica per la vita quotidiana di ogni ebreo. Ci dice cosa è giusto e sbagliato, cos’è una mitzvà e cosa è un comportamento inopportuno. Da quando ci svegliamo fino a che andiamo a dormire la sera, essa ci dà le informazioni necessarie per assicurare che ogni nostra attività sia consona alla Torà. Qualsiasi cosa che non sia kashèr, che sia un cibo, una canzone, un libro o un viaggio, è proibita.

Il Tanya alza il livello della barra di confine. La domanda non è solo se un determinato cibo non è kashèr, ma se riguarda noi o riguarda D-o.

Infatti, secondo il Tanya, “fare il bene” significa usare qualcosa in maniera che rifletta la sua natura divina. Ogni cosa è essenzialmente divinità (vedi la seconda parte del Tanya); la domanda è se lo percepiamo e se riusciamo a utilizzare ogni cosa di conseguenza.

Se questa divinità non appare con evidenza, significa che c’è qualcosa che ostruisce la strada. Potrebbe anche essere semplicemente l’impulso umano materialistico, ma questo strato interferisce con la nostra capacità di vedere l’oggetto per ciò che è veramente. Il Tanya lo chiama kelippà, che significa “guscio”.

“La pizza è buonissima”; “andare a sciare è divertente”; “il Gran Canyon è spettacolare”: queste sono affermazioni innocenti, solamente non sono “sante”. Quando però queste stesse attività vengono svolte in modo consapevole, la kelippà viene tolta, e l’atto diventa un ulteriore modo per servire D-o. In che modo? La pizza che mangi ti dà energia per compiere una mitzvà. La gita sciistica può essere usata come ricompensa per aver studiato la parashà. Il Gran Canyon diventa un posto dove si può apprezzare la maestosità del creato.

So cosa stai pensando in questo momento. Sembra impossibile trovare D-o in ogni attività! Siamo angeli per caso? Perché non basta attenersi alle leggi basilari?

Esploriamo due considerazioni:

1. Effettivamente solo uno tzaddìk (un giusto) riesce ad andare oltre sé stesso e oltre la propria sfera personale in maniera che ogni momento della sua giornata abbia uno scopo divino. D-o non vuole un mondo di soli tzaddikìm, ma desidera un mondo di persone normali come te e me, che però siano per lo meno consce del fatto che esiste questa dimensione divina e che facciano uno sforzo per arrivarci. Un mondo dove non smettiamo mai di studiare, lavorare e crescere. Una vita durante la quale approfondiamo quest’idea, riflettiamo su di essa e almeno una volta al giorno, agiamo di conseguenza. Questo sforzo è molto caro a D-o, in un certo senso ancora più prezioso della perfezione di uno tzaddìk.

Dopotutto Il Tanya è stato scritto per l’uomo medio, non per uno tzaddìk; per cui, studiare il Tanya ogni giorno porta a risultati veri per persone ordinarie: cambiamenti talmente sottili che non ci rendiamo conto stiano avvenendo, e cambiamenti profondi che ci infondono di nuovi scopi e aspirazioni. Un piacere materialistico che una volta ci soddisfaceva ora ci fa sentire vuoti; un atto con uno scopo eccelso che un tempo sembrava qualcosa di frivolo o insignificante ora ci dà vera soddisfazione.

2. Potrebbe non sembrare così a prima vista, ma il Tanya non rende la vita ebraica più difficile bensì molto più facile.
Per anni usavo Photoshop spesso, senza aver mai veramente imparato ad usare il programma ma arrivando attraverso errori ed esperimenti a ottenere il risultato voluto. Un giorno ho deciso di comprare una guida; non era facile e ci volevano tanto tempo e pazienza. Spesso mi veniva voglia di lasciar perdere e tornare a fare come facevo prima, ma ho persistito, e anche se non sono diventato un esperto, ho notato una notevole differenza rispetto a come usavo il programma prima.

Il Tanya fa la stessa cosa per le nostre mitzvòt.

Per arrivare a fare una cosa bisogna volerlo, ed è difficile volere “fai questo, non fare quello”. È una battaglia costante con gli impulsi umani con i quali siamo nati, ma invece di affidarci solo a calci e pugni, il Tanya ci offre uno strumento super-potente, che è già a nostra disposizione.

In realtà, il desiderio recondito di ogni ebreo è di colmare il mondo con la presenza di D-o, rivelando la Sua presenza in ogni cosa e in ogni attività.

Il Tanya dà una strategia per come portare questo desiderio alla luce; nelle parole del testo, “per rivelare l’amore nascosto”. Una volta che è fuori dal suo nascondiglio, questo amore elargisce un’energia talmente intensa che nulla può ostacolarla. Allora una vita colma di Torà e mitzvòt diventa spontanea e gioiosa.

Ti consiglio di continuare a studiare, preferibilmente con un insegnante. Esplora la parte del Tanya quotidiana sul sito it.chabad.org e le lezioni video su jimtv.it. Abbi pazienza e presto anche tu possiederai quest’energia speciale, e vedrai che nessuna sfida sarà insormontabile.

Di Yisroel Cotlar, Chabad.org