Nei primi incontri con il Faraone, Aronne compì degli atti soprannaturali per dimostrare che lui e il fratello Mosè erano inviati del Sign-re: gettò il suo bastone per terra ed esso diventò miracolosamente un serpente, e poi si ritrasformò in bastone. Il Faraone chiamò i suoi “uomini saggi e i maghi”, che replicarono gli stessi fenomeni, però il bastone di Aronne ingoiò quelli dei maghi (Esodo 7:10-13). I maghi del Faraone furono anche in grado di replicare le prime due piaghe, l’acqua trasformata in sangue e le rane, ma si bloccarono alla terza piaga dei pidocchi: “E i negromanti fecero la stessa cosa con le loro formule segrete per far comparire i pidocchi, ma non ci riuscirono” (Esodo 8:14). Il significato piano del tasto indica che fu effettivamente impiegata la magia, ma fu veramente così? E allora perché i maghi non furono in grado di far apparire i pidocchi?

Esiste o non esiste?

Alcuni commentatori, come il Rambam, ritengono che magia e stregoneria non esistano; però a cosa si riferisce allora il passo dell’Esodo sui maghi del Faraone? Rav Saadia Gaon spiega che gli egizi erano abili nel produrre trucchi e incantesimi, a cui ricorsero per far apparire i serpenti, e il Malbim descrive come fecero: gli stregoni presero delle pelli di serpenti morti nascondendovisi dentro, e si muovevano come serpenti, e quando buttarono i loro bastoni a terra, con abilità e velocità li scambiarono con la pelle dei serpenti, dando l’illusione che i bastoni stessi si fossero tramutati in creature viventi. È nota anche la spiegazione del Ralbag, secondo cui i pidocchi erano creature troppo piccole per questi trucchi. Tuttavia, la maggioranza dei commentatori classici ritiene che gli egizi possedessero reali poteri magici. Il Ramban, ad esempio, ritiene che la magia esista. Egli scrive che quando D-o creò ogni cosa dal nulla, stabilì che le sfere superiori avrebbero dominato quelle a loro inferiori. Egli dotò la terra e tutto ciò che è su di essa dei poteri delle stelle e delle costellazioni, in base alla loro influenza ed allineamento, come mostrato dall’astrologia. Questo sarebbe il segreto della stregoneria, come dicono i Maestri del Talmud nel Trattato di Chullìn: la stregoneria agisce contro la sfera Divina, ossia contro i poteri di cui D-o ha dotato la natura. La Torà quindi proibisce la stregoneria affinché il mondo possa seguire il suo ordine naturale, che riflette la volontà del Suo Creatore. In effetti, ci sono certi fenomeni soprannaturali, riconosciuti anche dai nostri Maestri, e secondo il Ramban queste forze magiche non avevano il potere di agire sui pidocchi in Egitto poiché D-o intervenne per dimostrare ai maghi del Faraone che esiste un Potere Superiore.

Il Serpente e il Bastone

Il Rebbe di Lubavitch affronta la questione da un’altra angolazione; sulla scia di Rashì e del Talmud egli ritiene che queste pratiche esistessero e fossero ampiamente diffuse in Egitto, e si chiede quale fosse lo scopo degli atti operati da Mosè e Aronne su comando divino. Egli fa notare che il bastone di Aronne ingoiò i bastoni dei maghi dopo che esso tornò a trasformarsi da serpente in bastone. Questo spiega anche perché in questo caso Rashì non menziona che fosse “un miracolo nel miracolo”, come dice invece riguardo alla piaga della grandine. La grandine conteneva fuoco, e il miracolo stava nel fatto che il fuoco non consumava l’acqua e l’acqua non estingueva il fuoco. Il fatto invece che il bastone si tramutò in serpente e poi di nuovo in bastone non era qualcosa che in Egitto non si era mai visto, e infatti anche i maghi egizi furono in grado di fare la stessa cosa; il miracolo consisteva nel fatto che il bastone di Aronne ingoiò gli altri. I fenomeni precedenti non erano così stupefacenti agli occhi degli egizi, mentre questo suscitò impressione. Partendo da questa osservazione, il Rebbe spiega che un serpente è un’entità che semina paura e provoca danni. In termini spirituali, rappresenta il bisogno di annullare le influenze negative. Ci sono momenti in cui dobbiamo sconfiggere idee o persone che rappresentano una minaccia per l’osservanza della Torà e delle mitzvòt. Però ciò deve essere compiuto nello spirito di Aronne, “che ama la pace e persegue la pace; ama le creature e le avvicina alla Torà” (Mishnà, Avòt 1:12). Quando è necessario correggere o rimproverare qualcuno non si può agire nella maniera di un serpente, mossi da ira o eccessiva severità, in un modo che potrebbe causare danno. Bisogna procurare il minor danno possibile, tenendo fermo che si sta agendo per il bene della persona. Deve essere fatto dopo che “il serpente”, in senso figurato, “è tornato bastone”, e in particolare, il bastone dell’amore di Aronne.

Traduzione di Deborah Cohenca Klagsbald.