Domanda: Recentemente ho iniziato a studiare testi di Chassidùt. Gli insegnamenti mi piacciono molto, ma c’è una cosa che non capisco: come può un essere umano dire di conoscere “altri mondi”? Nessuno è morto e tornato in vita per parlarcene! Da dove viene questo concetto?
Risposta: Benvenuto nel mondo della mistica! Ti auguro successo in questa nuova fase del tuo viaggio spirituale.
In risposta alla tua domanda: Gli insegnamenti della Kabbalà non sono stati inventati da menti umane, ma sono insegnamenti tramandati oralmente attraverso le generazioni, da Maestro a discepolo, risalendo fino a Moshè stesso.
E Moshè infatti è sì andato e tornato da un altro mondo. Egli ha passato mesi sul Monte Sinai vagando in vari mondi spirituali e ha poi descritto le sue scoperte a noi, il suo popolo. Ciò che non ha vissuto in prima persona gli è stato comunicato dal Creatore di tutti questi mondi, insieme al resto della Torà Scritta e Orale. E anche dopo che è sceso dal monte, egli ha continuato a studiare direttamente da D-o per i successivi quarant’anni.
Per secoli questi insegnamenti esoterici non furono messi per iscritto e furono insegnati solamente agli allievi più santi e meritevoli. Quando fu scritto lo Zohar (compilato nel II secolo da Rabbi Shimon bar Yochai), gli insegnamenti della Kabbalà diventarono più accessibili agli studiosi. Successivamente, nel XVI secolo, grazie agli sforzi del grande Arizal, gli insegnamenti diventarono ancora più accessibili.
Alla fine, fu la crescita del movimento chassidico che rese i segreti della Torà, gli stessi che furono rivelati a Moshè più di tremila anni fa, accessibili e comprensibili a tutti: uomini e donne, giovani e anziani, studiosi e inesperti. Inoltre, questa dimensione della Torà ci insegna come applicare queste lezioni mistiche per elevare le nostre vite.
Un altro spunto importante: nelle generazioni passate ci sono state persone che hanno vissuto i mondi spirituali e poi hanno riferito i dettagli: come vi sono giunte e come sono tornate?
Ebbene, i mondi spirituali non sono lontani, per il semplice fatto che sono un’entità spirituale, e quindi non hanno un luogo fisico, ma esistono in una realtà parallela alla nostra. La maggior parte di noi umani non può rapportarsi a questa realtà quando siamo rivestiti di un corpo umano che filtra ed esclude tutto ciò che non può essere percepito con i cinque sensi, e aspettiamo fino a che la nostra anima non è limitata dal corpo per vivere “altri mondi”.
Tuttavia alcune persone riescono a percepire questa realtà, perché hanno raffinato sé stesse e si sono collegate a D-o in un modo tale che le loro anime brillano. A volte le chiamiamo “profeti”. A volte le chiamiamo “rebbe”. Il punto è lo stesso: essi sono sensibili a mondi che noi possiamo solo immaginare con la mente o studiare.
Una persona cieca non riesce a visualizzare i colori vividi descritti da una persona vedente, ma si fida di lei per farsi guidare in un incrocio pieno di traffico. Anche noi ci fidiamo di coloro che possono vedere l’aspetto spirituale del mondo per orientarci nel labirinto della nostra realtà.
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