Domanda: Recentemente ho letto un articolo riguardo una comunità ebraica che vuole creare un erùv, un insieme di fili intorno ad una zona che li permetterà di trasportare di Shabbat. Lì era descritto come una via d’uscita ideata dai rabbini del Talmùd.

Mi domando, se è scritto nella Torà che è proibito trasportare in luoghi pubblichi di Shabbat, che differenza fanno dei fili praticamente invisibili?

Risposta: La tua è una buona domanda, e non è nuova. Infatti, quasi 900 anni fa il filosofo e poeta medioevale Rabbi Yehuda haLevi (1080-1141) scrisse riguardo uno scambio di idee tra un saggio ebreo e un re che chiese questa stessa domanda1. Prima di capire perché l’erùv non è una scappatoia per la legge di trasportare di Shabbat, cerchiamo di capire di cosa si tratta questa legge e perché è proibito portare.

Il divieto

Una delle 39 attività proibite di Shabbat è di trasportare qualsiasi cosa quattro cubiti (circa due metri) nel suolo pubblico. Il divieto inclue trasportare oggetti da una proprietà privata ad una pubblica e vice versa2. In questo contesto i concetti di “privato” e “pubblico” hanno poco a che fare con il diritto di proprietà e sono incentrate invece sull’uso e le caratteristiche fisiche della zona.

Una proprietà privata è una zona delimitata e una proprietà pubblica è di solito definita come una grande strada principale usata regolarmente dal pubblico, che sia larga almeno 16 cubiti circa sette metri. Alcune autorità halachiche sono dell’opinione che 600,000 persone vi debbano passare ogni giorno per rientrare nella categoria3.

Ora, se fosse permesso trasportare in zone aperte condivise da molte persone ma che non sono di proprietà pubblica, si crerebbe confusione. Perciò per evitare errori, i rabbini hanno esteso il divieto ad includere qualsiasi zona a meno che sia recintata e di proprietà privata. Questa legge rabbinica dà una distinzione chiara che evita la trasgressione di una legge della Torà e qualsiasi confusione inerente all’osservanza della stessa. Questa zona pseudo pubblica si chiama karmelìt4 .

Le eccezioni

Affinché sia permesso portare oggetti di Shabbat, serve sia un erùv che un tzuràt hapetach.
La parola erùv che spiegheremo dopo, si riferisce a cibo usato per simbolicamente trasformare una zona condivisa in un’unica casa (ad esempio, quando due famiglie ebree vivono nello stesso palazzo).
Il tzuràt hapetach è una serie di strutture che trasforma un’area aperta in una chiusa.
Insieme questi due concetti trasformano la zona pubblica in privata. Nonostante non una recinzione tecnica, il termine erùv viene anche usato per riferire alla struttura del tzuràt hapetach. Spesso l’erùv è abbastanza grande da includere quartieri interi che includono case, appartamenti e singagoghe, offrendo l’opzione di trasportare di Shabbat perché ci si trova effettivamente in una proprietà privata.

Quale tipo di recinto serve?

Se la zona include una proprietà pubblica come definita sopra, deve essere circondata da muri o barriere naturali. Per un karmelìt seguendo il decreto rabbinico, un recinto check note from Yehuda potrebbe essere sufficiente5.

In quel caso, il muro può avere porte o portici e quindi, spazi aperti. Per cui, si crea un muro con pali e cavi dove i pali sono gli stipiti e i cavi posti sopra di essi sono le architravi.

Rabbi Yehuda haLevi spiega, che oltre a permettere a chi osserva Shabbat di godere in questo giorno, che l’azione di rendere un karmelìt privato, è intenzionale, affinché ci sia una distinzione tra l’atto rabbinico e il divieto biblico di trasportare in una proprietà pubblica6.

Il vero erùv

Tuttavia, non basta che mura circondino la zona e affinché essa sia considerata privata, deve appartenere a un nucleo famigliare o a un’entità unica. Questa clausola viene dal Re Shlomo, il quale anticipò che se al popolo sarà eventualmente permesso trasportare in pubblico di Shabbat (anche in zone circondate), questo causerebbe confusione ed eventualmente la legge verrebbe dimenticata o distorta. Infatti è scritto nel Talmùd che dopo la decisione del Re Shlomo, una voce divina proclamò la profonda saggezza di questo decreto7.

Quindi, per simbolicamente unire diverse famiglie in un nucleo, il Re Shlomo e la sua corte stabilirono il concetto di eruvè chatzeròt, dove tutti contribuiscono del cibo che va tenuto in una delle case, (oppure una persona dà cibo ad ogni nucleo famigliare). Siccome stanno condividendo cibo, sono considerati un nucleo famigliare. La parola erùv significa infatti “combinare”, poiché lo scopo di questo cibo è di mischiare una comunità in un’unica ente8.

Da non provare a casa

È importante tenere presente che la costruzione di un erùv è uno dei settori più complessi della legge ebraica, per cui, se una zona particolare è circondata da pali e cavi non significa necessariamente che si vi si può trasportare. Questo perché non tutti i pali ne i cavi sono considerate porte, di fatto, inoltre molti si trovano in zona che sono pubbliche di fatto e non possono essere incluse in un erùv. Perciò, è fondamentale che un rav supervisoni la costruzione di un erùv municipale.

Tra i numerosi dettagli tecnici che il rav dovrà risolvere, egli accerterà se la zona in questione è un karmelìt. Infine, questo tipo di erùv non è un’escamotage bensì è parte legittima del decreto rabbinico.

Nota:

1) Un erùv permette di trasportare solamente oggetti che si possono usare di Shabbat e che sono necessari per Shabbat (ad esempio, salviette o un passeggino per trasportare un bimbo).

2) Secondo molte autorità halachiche, non è possibile costruire un erùv kasher in molte zone urbane anche se vi camminano meno di 600,000 persone. In generale, recinzioni che circondano città intere si appoggiano ad opinioni halachiche facilitanti, che non tutti accettano. L’halachà incoraggia ogni ebreo a stare attento in quest’osservanza.

3) Il Rebbe di Lubavitch, Rabbi Menachem M. Schneerson, insegnò che un erùv pu ò essere costruito in comunità dove i rabbanim locali pensano che migliorerà l’osservanza dello Shabbat, piuttosto che causare ad alcuni di essere permissivi. Egli ha anche suggerito che un erùv non circondi una città intera, di modo che la gente sappia che non si pu ò trasportare in ogni zona, se invece fosse permesso trasportare in ogni zona, ci si abituerà a questa realtà arrivando a dimenticarsi che non si pu ò trasportare dove non c’è erùv.