Quattro brevi riflessioni e un video tratti e adattati dagli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch sulla parashà Vayishlach.

I Gemelli Cosmici

I nostri saggi ci insegnano che, prima che D-o creasse il nostro mondo, Egli creò uno stato di esistenza “precedente”, il mondo di Tohu (“Caos”). Ma questo era un mondo di “molta luce e pochi recipienti.” Di conseguenza, i recipienti si ruppero e la luce fuggì.
D-o creò poi “il nostro” mondo, il mondo di Tikkùn (“Rettificazione”), costruito con “recipienti ampi e poca luce”, che gli consentono di funzionare e durare.

C’era una ragione per questo “disastro.” D-o desiderava che il nostro mondo “corretto” fosse costruito sulle rovine di Tohu, affinché noi potessimo scavare sotto la sua superficie per riportare alla luce le “scintille di santità” che sono il residuo di quel mondo primordiale, attingere al loro potente potenziale e, infine, integrare le due realtà, catturando l’immensa luce di Tohu nei vasti recipienti di Tikkùn.

I cabalisti vedono Esav e Ya’acòv come l’incarnazione della gemellarità cosmica di Tohu e Tikkùn.

Infatti Esav rappresenta l’energia grezza e indomata di Tohu: una forza distruttiva, poiché gli manca la disciplina e il controllo necessari per incanalare questa energia in modo utile e costruttivo. Ma è anche una forza molto potente, assai più delle energie limitate e definite che animano il mondo corretto e ordinato di Ya’acòv.
La sfida è unire i gemelli cosmici in modo da sfruttare il meglio di entrambi i mondi: ovvero di sposare l’immensa energia di Tohu con la concentrazione e il controllo di Tikkùn.
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Una Fonte Irrazionale

Tredici anni è l’età in cui un maschio ebreo raggiunge lo stato di daat, la consapevolezza che rende una persona responsabile delle proprie azioni. Da questo momento in poi egli è vincolato dai comandamenti divini della Torà.

Questa età deriva dal racconto biblico della distruzione della città di Shechem da parte di Shimon e Levi come vendetta per lo stupro di Dina. Il termine “uomo” è usato per entrambi i fratelli, il più giovane dei quali, Levi, aveva esattamente tredici anni all’epoca. Da qui si deduce che la Torà considera un maschio di tredici anni un “uomo”.

L’atto di Shimon e Levi sembra tutt’altro che un esempio di daat; anzi, Ya’acòv denunciò il loro gesto come irrazionale, immaturo, irresponsabile e di dubbia legittimità secondo la legge della Torà.
Eppure è proprio questo evento che la Torà sceglie per insegnarci l’età della ragione, della maturità e della responsabilità!?

La situazione che provocò la loro azione non permetteva il lusso di riflettere razionalmente. L’integrità d’Israele era in gioco, e i fratelli di Dina non potevano pensare a se stessi. Alla fine, la loro reazione istintiva, proveniente dal luogo più profondo della loro anima, più profondo della ragione, fu convalidata: D-o approvò il loro atto e li aiutò.

Questo è il messaggio che la Torà vuole trasmettere quando stabilisce l’età della ragione e dell’obbligo delle mitzvot. Rara è la persona chiamata ad agire come fecero Shimon e Levi. Questo non è la norma; anzi, la norma lo proibisce.
Ma l’essenza del loro gesto dovrebbe permeare la nostra vita razionale: ogni mitzvà deve essere intrisa dello spirito di sacrificio e della profondità di impegno che animarono i fratelli di Dina.
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Due Nomi

Nella lettura della Torà di questa settimana, dopo la sua lotta con l’angelo di suo fratello Esav, Ya’acòv riceve un secondo nome: Yisrael (Israele).

L’ebraismo, specialmente alla luce degli insegnamenti mistici della Kabbalà, attribuisce grande importanza ai nomi. In questo senso, i due nomi di Ya’acòv mettono in evidenza aspetti diversi del nostro servizio divino.

Le lettere del nome Ya’acòv (Giacobbe) possono essere suddivise nella frase י עקב. La lettera י (yud) rappresenta la scintilla divina fondamentale che esiste in ognuno di noi. עקב (ekev) significa “tallone”, un arto che i nostri saggi descrivono come “l’angelo della morte nell’uomo,” perché il tallone è insensibile: non percepisce gli stimoli esterni e non vi risponde.

Il nome Ya’acòv si riferisce quindi a un ebreo che si trova al livello del “tallone”, cioè quando la sua capacità di percepire e rispondere alla spiritualità è ostacolata. Anche allora, bisogna ricordare che la prima lettera del nostro nome è una yud, la divinità domina e guida la nostra vita.
In senso più ampio, il nome Ya’acòv si riferisce al popolo ebraico durante l’esilio: il loro potenziale spirituale rimane intatto, ma esteriormente devono confrontarsi con un ambiente che li pone in svantaggio spirituale.

Yisrael (ישראל), invece, comunica un messaggio diverso. Questo nome può essere diviso nelle parole Yashar-El, “diretto a D-o.” Al livello di Israele, un ebreo, e il popolo ebraico nel suo insieme, non ha bisogno di sotterfugi: la loro identità ebraica brilla potentemente in ogni momento e in ogni situazione. Come dice la Torà, questo nome fu dato quando “hai lottato con uomini e angeli e hai prevalso.”
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L'Asino

La parashà di Vayishlach inizia raccontando che Ya’acòv inviò angeli a suo fratello Esav, informandolo che aveva “dimorato da Lavan e vi era rimasto fino ad ora.” Gli disse poi: “Ho acquistato bestiame, asini e pecore.”
Il Midrash nota: “‘Asino’ si riferisce al Re Mashiach, come dice il versetto: ‘Un uomo umile, che cavalca un asino.’”

L’arrivo del Mashiach dipende dai birurìm, il lavoro di elevare le scintille di santità presenti nel mondo. Quando un ebreo affina il proprio corpo e la propria anima animale, la rivelazione del Mashiach si manifesta.

Ya’akòv quindi disse di aver solo “dimorato” con Lavan, indicando che le questioni materiali per lui erano solo un mezzo per un fine: trasformarle in recipienti per la divinità.

Compiuto questo compito, manda gli angeli a dire a suo fratello che ha un “asino,” cioè che è ora pronto per la venuta del Mashiach. Egli pensava che anche Esav avesse concluso il proprio servizio spirituale, e che dunque anche per lui fosse giunto il tempo della Redenzione.

Gli angeli tornarono e riferirono: “Siamo venuti da tuo fratello, da Esav.” In effetti, gli angeli dissero: “Tu lo chiami ‘fratello’, sei pronto a procedere con lui verso la Redenzione. Ma lui è ancora ‘Esav’; non è stato ancora raffinato.”

Poiché questa era la realtà in quel momento, la Redenzione non poteva ancora aver luogo.
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Incrollabile

Prevedendo l’ostilità del fratello, Ya’akòv mandò a Esav un messaggio di pace. Tuttavia, il messaggio di Ya’akòv non iniziava con parole di conciliazione, ma con la dichiarazione:
“Ho vissuto con Lavan per ventidue anni, eppure ho osservato scrupolosamente tutte le 613 mitzvòt.”