Cinque brevi riflessioni e un video tratti e adattati dagli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch sulla Parashà Ki Tetzè.
1. Dubbio Irrazionale
Ricorda ciò che Amalek ti fece lungo il cammino, quando uscivate dall’Egitto.
(Deuteronomio 25:17)
Il popolo ebraico aveva appena assistito a una delle più grandi manifestazioni di potenza divina della storia. Dieci piaghe soprannaturali avevano costretto la nazione più potente della terra a liberarli dalla schiavitù. Il mare si era aperto davanti a loro e la manna era piovuta dal cielo per nutrirli. Come potevano dunque chiedersi: “Il Sign-re è in mezzo a noi o no?” (Esodo 17:7)
Eppure, tale è la natura del dubbio. Esiste un dubbio fondato su una domanda razionale. Esiste un dubbio che nasce da motivazioni e desideri soggettivi di chi dubita. Ma esiste anche il dubbio puro e semplice: quello irrazionale, più forte della ragione stessa. Un dubbio capace di neutralizzare gli argomenti più convincenti e le esperienze più motivanti con una semplice scrollata di spalle carica di cinismo.
Questo fu il dubbio che rese il popolo ebraico vulnerabile all’attacco di Amalek. Amalek, sul piano spirituale, rappresenta l’essenza dell’indifferenza gratuita e irrazionale.
La risposta ad Amalek è anch’essa al di là della ragione. La reazione dell’ebreo ad Amalek è ricordare: richiamare le riserve della sua fede soprannaturale, una fede che può giacere sepolta e dimenticata sotto il peso delle occupazioni e delle preoccupazioni quotidiane. Una fede che, una volta riportata alla memoria, può affrontare ogni sfida morale, sia essa razionale o meno.
2. Sconfiggere il nemico
Se andrai in guerra contro i tuoi nemici.
(Deuteronomio 21:10)
Leggendo una qualunque traduzione della parashà di questa settimana, probabilmente inizierà con le parole: “Se andrai in guerra contro i tuoi nemici”. Ma, osservando l’ebraico originale, noterai che questa è solo una traduzione approssimativa. Al, la parola ebraica tradotta come “contro”, significa in realtà “sopra” o “al di sopra di”.
Con questa scelta di termini, la Torà ci insegna una lezione fondamentale sulla guerra. Per ottenere la vittoria, bisogna essere “al di sopra del nemico”. Finché due avversari si trovano sullo stesso piano, non ci sarà un vero vincitore. L’unico modo per vincere davvero è essere realmente superiori.
Lo stesso vale quando il nemico non è esterno, ma fa parte di noi. Infatti dentro di noi coesistono desideri materiali e spirituali, e c’è una tensione dinamica fra loro, poiché entrambi cercano di governare la nostra coscienza.
In quest’ottica, possiamo comprendere l’importanza di essere “al di sopra del nemico”. Se le nostre tendenze spirituali combattono con le stesse “armi” – cioè i comuni sentimenti e pensieri – delle nostre inclinazioni materiali, nessuna delle due parti otterrà una vera vittoria. Ma dentro di noi possediamo un potenziale spirituale autenticamente superiore: la nostra anima, che è “una vera parte di D-o”. Quando portiamo alla luce questo nucleo spirituale, ci troviamo nettamente al di sopra del modo in cui operano i nostri processi legati alla materialità.
3. Il segreto di un matrimonio forte
Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto per il tuo tetto.
(Deuteronomio 22:8)
Nella parashà di Ki Teitzè leggiamo: “Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto per il tuo tetto”. Lo scopo del parapetto — come la Torà stessa spiega — è impedire che qualcuno cada da un tetto non recintato.
In senso spirituale, questo comandamento assume il significato seguente:
I nostri Saggi insegnano che “la moglie di un uomo è [considerata come] la sua [intera] casa”, al punto che Rabbi Yossi disse: “Non ho mai chiamato mia moglie ‘mia moglie’ … ma ‘la mia casa’”.
In questa ottica, “quando costruirai una casa nuova” si riferisce all’inizio del matrimonio. Quando una persona si sposa e fonda una casa, deve assumersi anche il compito di provvedere al sostentamento. In quel momento, il livello spirituale può facilmente subire un calo.
Perciò la Torà ricorda che, poiché si sta intraprendendo una nuova vita domestica e un nuovo stile di vita, con una maggiore immersione nella materialità, bisogna costruire un “parapetto”. È chiaro che il precedente livello di servizio spirituale non sarà più sufficiente: occorre quindi assumere ulteriori “parapetti” per evitare una caduta spirituale, sia nei pensieri, sia nelle parole, sia nelle azioni.
4. Il nostro matrimonio con D-o
La parashà di questa settimana parla delle leggi relative al matrimonio. Secondo la legge talmudica, il matrimonio è un processo in due fasi: erusin (fidanzamento) e nissuin (unione matrimoniale). Attualmente, entrambe le fasi vengono svolte insieme nella tradizionale cerimonia nuziale sotto la chuppà. Ai tempi del Talmùd, però, tra le due fasi potevano passare diversi mesi, fino a un anno. La coppia era già considerata marito e moglie, ma non avendo ancora avuto l’opportunità di vivere insieme e condividere la vita quotidiana, non si conoscevano bene.
Questo livello di matrimonio è un’analogia del rapporto tra D-o e il popolo ebraico. Anche qui troviamo due fasi: al Monte Sinai, con il dono della Torah, siamo stati a Lui “promessi” (erusin); ma il nissuin, cioè il compimento di quel legame, avverrà solo nell’era della Redenzione.
Così, sebbene il nostro rapporto con D-o duri da tremila anni, vi è ancora una certa distanza: non Lo comprendiamo e non ci relazioniamo pienamente a Lui, e persino Egli, per così dire, non è ancora completamente unito a noi.
Nell’era della Redenzione, tutto questo cambierà: il nostro legame con D-o sarà completo, come afferma il profeta: “Il tuo Maestro non sarà più nascosto, e i tuoi occhi vedranno il tuo Maestro”.
Possa ciò avvenire al più presto, nei nostri giorni.
5. L'armonia in un matrimonio
Negli anni Settanta, il Rebbe lanciò un appello per una campagna volta a rafforzare e promuovere l’osservanza della Purezza Familiare in tutti i settori della comunità ebraica. Oltre a favorire la vicinanza e l’armonia tra marito e moglie, questa pratica può anche portare pace e armonia all’intera famiglia.
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