La vita dell’uomo rispecchia il suo conflitto interiore. Un lato dell’uomo è naturale e grezzo come foreste vergini e terreni incolti, mentre l’altro lato è il riflesso del Sig-re che ha creato la natura per farne la Sua residenza. Il lato ruvido e incolto è indicato come «anima naturale» o «anima animale» che viene spesso denominate dai Saggi «la cattiva inclinazione». Il problema è che spesso non appare cattiva, bensì semplicemente libera e senza contegno, in parole povere: naturale.

Queste due forze combattono all'interno dell'essere umano. Ognuna cerca di comandarlo nella sua vita quotidiana, imponendogli i suoi diktat per ogni minimo movimento. Ma l'anima divina non cerca solamente di vincere questa lotta. Il suo scopo è di trasformare l'anima naturale, di raffinarla e di esacerbare il suo straordinario potenziale per il Bene.

Ya’acòv ed ‘Essàv: Due Forze in Noi

La relazione fra queste due dimensioni è paragonata alla relazione fra i gemelli Ya’acòv (Giacobbe) e ‘Essàv (Esaù) riportata in questa parashà. Il primo rappresenta l'anima divina e il secondo l'anima naturale. Non bisogna assolutamente dimenticare che tutto ciò che viene raccontato dalla Torà fornisce chiarimenti non solo sulla nostra Storia, ma anche sulla nostra condizione spirituale. Ogni evento riferito dai Testi è avvenuto millenni fa, ma si ripete in un modo o nell'altro nella vita di ognuno di noi e in ogni generazione.

‘Essàv Nacque per Primo

‘Essàv nacque per primo. L'anima animale rivendica per prima ciò che le spetta. Infatti, appena nati, essa esige immediatamente le sue necessità elementari: il cibo, il sonno, il comfort fisico. «E ‘Essàv era un cacciatore esperto, un uomo dei campi». Cosi riportano i versetti a proposito del primogenito. Riguardo a Ya'acòv, riferiscono che «teneva in mano il tallone di ‘Essàv», ovvero, l'anima divina tentava con questo gesto di raffinare l'anima animale. Giacobbe

crebbe e diventò un «uomo probo che abitava nelle tende». Questa espressione, indicano le esegesi, non definisce solamente il concetto di civiltà, ma anche di studio. D-o rivela la Sua volontà e la Sua saggezza mediante i suoi insegnamenti tramandati fino ai nostri giorni in migliaia di tomi. Il nostro avo Yaacòv, infatti, era un sommo erudito e la conoscenza conduce all’azione.

Yitzchàk (Isacco), padre di questi gemelli, disse a Esaù di uscire nei campi per andare a caccia e di preparargli un piatto saporito. La madre Rivkà (Rebecca), si rivolse a Ya'acòv e gli disse che l’ordine non concerneva Esaù bensì Giacobbe. Stava a lui preparare questa pietanza succulenta per suo padre. Il fatto che trascorresse molto tempo nella tenda a studiare, non bastava: doveva alzarsi e adoperarsi a cambiare le cose. Il risultato di questa iniziativa fu che Giacobbe ricevette la benedizione di Yitzchàk: una meravigliosa benedizione sulla rugiada dei Cieli e sulla richezzza della terra.

I due aspetti della redenzione si avvereranno

La benedizione, riferiscono i Saggi, contiene una metafora che enfatizza sia il senso spirituale sia il senso letterale dell'abbondanza materiale. L’ebreo non deve rinunciare al mondo, poiché lo scopo della sua vita è di renderlo, con la sua ricchezza, in una residenza per il Sig-re. L’obiettivo sarà raggiunto con la venuta del Mashiach, quando i due aspetti della benedizione di Yitzchàk si concretizzeranno: la profusione materiale conviverà con la conoscenza di Hashèm che riempirà il mondo.

Likkutè Sichòt