Dopo che Yosef rivelò la sua vera identità ai fratelli, diede loro numerosi regali e disse loro di tornare in Canaan e portare in Egitto le loro famiglie e il padre Ya'akov, dal momento che c’era una pesante carestia, e in Egitto c’era sostentamento. Il faraone diede loro abbondanti provvigioni per il viaggio, e anche Yosef diede le provvigioni da parte sua: “E a suo padre inviò le cose seguenti: dieci asini che trasportavano il miglior [prodotto] dell’Egitto, e dieci asine che trasportavano grano, pane e altri prodotti…” (Genesi 45:23). Sulle parole “inviò le cose seguenti” il commentatore Rashì spiega: “Secondo questa quantità, ossia dieci asini, ecc.”. Perché Rashì ritiene che sia necessaria questa spiegazione? Probabilmente egli nota che le parole “le cose seguenti” sembrano superflue: bastava specificare direttamente il quantitativo dei doni. Se però questo è l’interrogativo, quale risposta effettiva fornisce il suo commento? E l’interpretazione per cui “le cose seguenti” significa “questa quantità”, come risolve il problema? Infine, che cosa significa veramente l’espressione “questa quantità”, cioè “questa” rispetto a cosa? Qualsiasi lettore capisce subito che “le cose seguenti” si riferisce alla quantità dei doni, che viene specificata subito dopo!

L’Interpretazione

Il Rebbe di Lubavitch spiega che Rashì sta analizzando un aspetto problematico della vicenda: egli non si sofferma sulle parole aggiunte “le cose seguenti”, ma sul motivo per il quale Yosef inviò dieci asini carichi di cibo. Sia Yosef (che era viceré) sia il faraone avevano insistito che i fratelli tornassero in Egitto con le loro famiglie, ed erano stati dati loro carri per velocizzare il viaggio. Visto che il viaggio sarebbe durato il meno possibile, che bisogno c’era dei dieci asini carichi di cibo? Non ne avevano bisogno perché sarebbero ritornati dopo poco tempo! Inoltre, il faraone aveva già fornito loro abbondanti provvigioni, quindi non è chiaro a cosa servissero questi dieci asini. La risposta è che sebbene la famiglia di Yosef non necessitasse di tutto quel cibo, egli sentiva di dover eguagliare in qualche modo i doni del faraone: non sarebbe stato giusto che la sua famiglia beneficiasse della generosità del faraone e non di quella di Yosef, loro fratello. Lo scopo non erano le provvigioni in sé, ma dimostrare la felicità di Yosef di fronte al fatto di riunire tutta la famiglia, e un segno che si sarebbe preoccupato del loro sostentamento anche in futuro. Questo è ciò che la Torà vuole dire con le parole “le cose seguenti”: “secondo questa quantità”, ossia secondo la stessa quantità che aveva dato il faraone – dieci”. Il testo non ci dice quanti asini caricò il faraone, ma ci dice che ne diede uno per ogni fratello, e siccome il faraone diede dieci sacchi di cibo, così fece Yosef. (I fratelli erano undici, ma durante il loro precedente viaggio in Egitto Simeone fu trattenuto come prigioniero per garantire il successivo arrivo di Beniamino; i fratelli però avevano riportato in Egitto anche il suo asino, quindi ora ne avevano dieci). Yosef voleva assicurarsi che Ya'akov avrebbe percepito l’amore, la generosità e l’onore del figlio ritrovato nei confronti del padre. Gli asini di Yosef rispondevano a una necessità psicologica ed emotiva, non materiale, e ci insegnano che quando diamo, la nostra generosità non deve essere solo materiale ma deve anche colmare il cuore.

Traduzione di Deborah Cohenca Klagsbald