Subito dopo il Diluvio e la promessa di D-o che non avrebbe più distrutto il mondo, Nòach e la sua famiglia, gli unici sopravvissuti, uscirono dall’arca con il compito di ripopolare la terra. La Torà ci dice che Noè cominciò a coltivare la terra e piantò una vigna; ne bevve il vino, si ubriacò e scoprì la sua nudità dentro la sua tenda. Il figlio Cham, padre di Canaan, vide la nudità del padre e lo riferì ai suoi due fratelli Shem e Yàfet che erano fuori dalla tenda. Costoro presero l’abito, camminarono all’indietro e coprirono il padre, con i visi voltati in maniera da non vedere la nudità. Quando Nòach si riprese e venne a sapere quello che era successo, maledisse Canaan, figlio di Cham, e benedì Shem e Yàfet (vedi Genesi cap. 9).

La domanda che si pongono tutti i commentatori è come mai Noè, definito dalla Torà come giusto e integro, bevve tanto da ubriacarsi. A questo episodio sono state date numerose interpretazioni, secondo la maggior parte delle quali, per svariate ragioni, Nòach voleva sollevare il suo spirito e/o ottenere facoltà cognitive più grandi. Egli era stato testimone della depravazione e dell’immoralità degli uomini e della distruzione che questo causò, e secondo la Chassidùt, tentò di riportare il mondo all’innocenza ubriacandosi; voleva ribaltare e annullare gli effetti negativi del peccato.

La Condizione del Mondo

Prima del peccato, in particolare del peccato primordiale di Adamo ed Eva, l’universo era paci fico; la natura e il suo Creatore erano in perfetta sincronia e l’unicità di D-o era manifesta in ogni aspetto del creato; niente e nessuno poteva considerarsi un’esistenza indipendente e autonoma da D-o. Poi arrivò il peccato, il cui effetto fu di portare confusione nel mondo. Le due persone adesso avevano acquisito un’auto-consapevolezza che le portò a concentrarsi sulla propria esistenza e a cercare rifugio dalla vergogna. L’armonia e l’unità non esistevano più; ora era rimasta una moltitudine di creature indipendenti senza una guida e una forza uni ficatrice.

Noè cercò di riportare il mondo allo stato esistenziale prima del peccato; egli pensava che, ubriacandosi, si sarebbe liberato della consapevolezza di sé e avrebbe ripristinato lo stato di unità totale con la Divinità.

Quello che non sapeva era che l’ubriachezza non porta a un annullamento di sé di fronte a un potere superiore ma solo a uno stato confusionale dovuto all’alcol; non porta a una condizione spirituale illuminata dal Divino.

Le Reazioni

I suoi figli reagirono diversamente l’uno dall’altro. Il commentatore Rashì ci spiega che quando la Torà ci dice che Cham “vide la nudità del padre”, vuol dire che commise un atto immorale (oppure che lo castrò), e poi corse a informare i fratelli della condizione del padre. Shem, il figlio più giovane, non perse tempo e afferrò una veste per coprire il padre; Yàfet lo seguì a ruota.

Rashì nota che i due si sforzarono in tutti i modi di non vedere il padre senza vestiti nemmeno per un istante. Noè maledisse il nipote Canaan (maledicendone la discendenza), e benedì i figli Shem e Yàfet, che furono ricompensati. Shem fu quello che ebbe l’iniziativa di coprire il padre, e fu ricompensato materialmente e spiritualmente; Yàfet, che seguì il fratello, fu ricompensato materialmente. Le ricompense e le punizioni ebbero tutte a che fare in qualche modo con gli abiti (la discendenza di Shem fu ricompensata con la mitzvà degli tzitzìt; Yàfet meriterà che i suoi discendenti verranno degnamente sepolti durante la guerra di Gog e Magòg; ai discendenti di Canaan vennero strappate le vesti nella guerra contro il re di Assiria e furono umiliati).

La Chassidùt ci insegna che quando si vede negatività negli altri, in realtà è una proiezione della nostra propria negatività, però non sempre. La chiave per riconoscere se quello che vediamo negli altri è un ri flesso di quello che siamo noi sta nella nostra reazione. Se ci limitiamo a osservare che si tratta di qualcosa di cattivo e poi ci allontaniamo come se niente fosse, come fece Cham, vuol dire che la negatività non ci ha turbati al punto da volerla eliminare; se non ci scuote, se non si scontra con quello in cui crediamo al punto da volerla retti ficare, vuol dire che c’è ancora qualcosa di negativo in noi. Shem era scevro da qualsiasi negatività, e ha immediatamente e istintivamente cercato e messo in atto una soluzione per porre rimedio alla situazione.