Quattro brevi riflessioni e un video tratti e adattati dagli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch sulla Parashà Bo.

La forza del rinnovo

“Questo mese è per voi l’inizio dei mesi”. I nostri Saggi interpretano quest’asserzione come un comandamento di santificare la luna nuova. Quando la luna nuova veniva vista da ebrei e testimoniavano al riguardo davanti alla corte rabbinica, il nuovo mese veniva dichiarato e iniziava.

Le festività che osserviamo, dipendono dai giorni del mese, infatti esse non sono solo festeggiamenti nel mondo terreno bensì eventi che causano dei cambiamenti nei reami spirituali. Pertanto, D-o e la corte celeste aspettano, per modo di dire, che i giudici in terra determinino quando i mesi iniziano.

Questo non è solo un concetto halachico. A livello personale, la forza del rinnovamento è parte integrante del popolo ebraico e qualsiasi sia la situazione di una persona, egli è capace di rinnovarsi e può accedere al nucleo divino nel suo cuore per trovare le risorse necessarie per fare cambiamenti importanti nella sua vita e nelle sue circostanze. Ogni ebreo ha un’anima che è parte di D-o. Così come D-o è al di sopra dell’ordine naturale e lo manipola, così ogni ebreo ha il potenziale di rimanere al di sopra delle sue tendenze e abitudini naturali per iniziare una nuova fase nel suo sviluppo come persona.

In altre parole, non dobbiamo accettare i nostri limiti, al contrario, il nostro potenziale divino è infinito ed in ogni momento possiamo usare la nostra abilità di rinnovarci e di cambiare la nostra situazione.
La luna e noi

La sfida

Il nome della parashà di questa settimana, Bo, significa, “vieni”. Questa parola viene interpretata come ‘entra’ o ‘penetra’. Moshé fu comandato di venire ed avvicinarsi al Faraone. Come scrive lo Zohar, gli fu detto di entrare in una stanza dopo l’altra, penetrando fino al nucleo del palazzo.

Lo Zohar continua, spiegando che Moshé era riluttante a fare questo, poiché era intimidito dal compito di confrontare la malvagità nella sua essenza. Per rassicurarlo, D-o gli disse “vieni”. IN altre parole “vieni con Me”, e non “vai” “vai da solo”. D-o promise a Moshé che lo avrebbe accompagnato nel suo confronto con il Faraone.

Questo precetto richiede un senso d’iniziativa e allo stesso tempo, assicura che tale iniziativa verrà ricompensata dall’aiuto di D-o. Moshé quindi doveva agire da solo, ma non indipendentemente poiché D-o avrebbe sostenuto i suoi sforzi.

Questa dinamica viene replicata nel microcosmo, nelle numerose sfide spirituali che affrontiamo continuamente. Ebbene, si, dobbiamo affrontare il Faraone, ovvero le sfide che l’ambiente esterno pone apparentemente all’ebraismo. Questo include non solo osservare le sfide dal di fuori ma entrare nel loro nucleo e guardarli bene da vicino.

È naturale sentirsi un po’ intimiditi da questo compito, eppure, l’esitazione dovrebbe essere solo temporanea. Poiché abbiamo la forza di persistere nella nostra missione e quando lo facciamo, ci rendiamo conto di non essere soli. D-o è con noi, sostenendo i nostri sforzi.

Questo ci permette di trasformare il mondo intorno a noi. Come il Faraone divenne la forza motrice che spinse gli ebrei fuori dall’Egitto, così ogni parte della nostra esistenza può diventare un’influenza positiva e contributiva aiutando il nostro coinvolgimento nella vita ebraica.
Conflitto Aperto

Mezzanotte

La decima e ultima piaga era la piaga dei Primogeniti, che Moshé asserì sarebbe iniziata a mezzanotte. Per proteggersi dalla piaga, gli ebrei dovevano spruzzare del sangue dall’offerta di Pesach e dalla circoncisione, su gli stipiti delle loro porte.

Perché Moshé disse quando la piaga avrebbe inizio? E perché era necessario che gli ebrei siano protetti essa?

Lo scopo dell’ultima piaga era di portare distruzione sugli egizi, in un periodo tale, era possibile che la Giustizia dichiari: “Come sono [gli ebrei] diversi da loro? [gli egizi], poiché c’erano ebrei idolatri nel paese.

Perciò per togliere qualsiasi lamentela, D-o mandò l’ultima piaga precisamente a mezzanotte di modo tale che emanasse da un livello al di sopra della logica. E nel momento dell’ultima piaga fu presente una manifestazione dell’amore essenziale che D-o ha per il popolo ebraico, un amore che trascende la logica. Per via di questo amore, D-o risponde, che qualsiasi sia il loro livello spirituale, gli ebrei sono i Suoi figli.

Questo è anche il motivo per cui il segno sulle case ebraiche includeva il sangue del sacrificio e quello della circoncisione, poiché entrambi sono un segno di un qualcosa al di sopra della logica: il legame tra un ebreo e D-o ottenuto tramite la circoncisione è al di sopra della logica come si vede dal fatto che viene fatto quando il bimbo non capisce la portata dell’atto stesso. Similmente, portare il sacrificio in Egitto comportava un senso di sacrificio oltre la logica poiché gli agnelli usati erano venerati dagli egizi.

Questo modo di servire D-o oltre il comprendonio, suscitò una risposta simile da parte di D-o, nella Sua rivelazione del Suo amore senza limiti per il popolo ebraico.
L'idolatria ieri e oggi

La dimora in essi

Una differenza tra l’offerta di Pesach portata in Egitto e quelle successive era che la prima era offerta da ogni famiglia nella sua casa, mentre le seconde venivano portate esclusivamente nel Tabernacolo o nel Tempio Santo.

Come mai questa differenza?

Il Midrash dice che “D-o desiderava una dimora nel mondo inferiore” ovvero nel mondo fisico. Questo desiderio fu realizzato, secondo il Midrash, quando il Tabernacolo fu costruito, come dice il versetto: “Ed farete per Me un Santuario, ed Io risiederò in essi.”

I nostri Saggi commentano: “Non c’è scritto [‘Io risiederò] in esso’, bensì ‘in essi’, per dire, dentro ogni ebreo.” Ne consegue che oltre al Tabernacolo il Tempio Santo, ogni ebreo deve creare il suo Tabernacolo personale di modo che D-o possa risiedere al suo interno.

Questo è il motivo per cui gli ebrei in Egitto portarono le offerte nelle loro case, poiché quello era il periodo della nascita del popolo, era necessario accentuare lo scopo della loro formazione come popole, ovvero che tramite il loro lavoro spirituale personale, essi avrebbero una dimora per D-o dentro di loro, trasformando così le loro case in una dimora per D-o.

Dal buio alla luce

La Torà non ci dice il tempo preciso di molti eventi importanti accaduti. Tuttavia, ci dice che il Faraone comandò che gli ebrei lasciassero l'Egitto precisamente a mezzanotte del 15 di Nissan. Inoltre, la Torà riporta il momento esatto quando essi lasciarono il paese: il giorno dopo, a mezzogiorno, senza ritardare neanche "un battito di ciglia".