Quattro brevi riflessioni e un video tratti e adattati dagli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch sulla parashà Yitrò.

Il giorno silenzioso

Il Talmùd descrive ciò che è accaduto in ognuno dei sei giorni prima che la Torà fu data al Monte Sinai. In questa descrizione troviamo un aspetto che ci lascia perplessi.

Il 1 Sivan è scritto: “I figli d’Israele s’accamparono ai piedi del Monte Sinai. Moshé non disse nulla a loro quel giorno, siccome erano esausti dal viaggio.”

Da quando lasciarono l’Egitto, il popolo aspettava impazientemente l’evento più importante della loro storia, quello di ricevere la Torà da D-o. I saggi ci dicono che contavano i giorni fino all’evento, com’è quindi possibile che il giorno che arrivarono, non fecero nulla?

Al Sinai, la saggezza divina fu rivelata all’uomo. Naturalmente, la mente umana non può raggiungere la saggezza divina da solo, e deve essere data da D-o Stesso. Percui, nonostante D-o ci istruì d studiare la Sua Torà, e desideri che la mente umana serva come strumento per capire la Sua verità, un requisito fonamentale per studiare la Torà è l’annullamento totale dell’ego della mente. Infatti solo dopo che la mente elimina ogni pretenziosità è davvero capace di capire la verità di tutte le verità da solo, solo allora, la mente diventa un recipiente adatto a ricevere la saggezza Divina. Come dicono i saggi: “Un contenitore vuoto può ricevere; un contenitore pieno non può ricevere”.

Perciò, questo giorno era una parte importante dei preparativi per ricevere la Torà. In questo giorno i nostri antenati intrapresero il ‘viaggio esausto’ di svuotare le loro anime dalla vanità intellettuale, rendendosi contenitori adatti a ricevere la parola divina.

Non c’era un eco

Al Sinai ci fu affidato il compito di essere “una luce per le nazioni”, di realizzare nelle nostre vite, e di insegnare a tutta l’umanità, che indipendentemente dalle condizioni di un particolare tempo, luogo o società, esiste una verità e un codice morale divinamente ordinato, trascendente e inequivocabile, a cui aderire.

A volte potremmo trovarci di fronte a un mondo che sembra non rispondere, o addirittura opporsi. Potrebbe sembrare che uno o più precetti della Torà non si adattino alla realtà prevalente. Così la Torà ci dice che la voce che proclamò il messaggio di G‑d al mondo non ebbe eco.

La voce dei Dieci Comandamenti permeò ogni oggetto e realtà dell’universo. Qualsiasi resistenza che possiamo incontrare nel metterli in pratica è quindi superficiale e temporanea. Perché al Sinai, l’essenza di ogni essere creato fu resa coerente e totalmente ricettiva alla bontà e perfezione che D-o desidera da esso.
La preparazione del nulla fare

Toccare l’Infinito

Come può un essere umano limitato relazionarsi con un D-o illimitato? D-o, per definizione, è infinito e illimitato, e quindi al di sopra della nostra comprensione.

Il Midrash afferma che, prima della consegna della Torà, lo stato spirituale del mondo poteva essere descritto dal versetto: “I cieli sono i cieli di D-o, ma la terra Egli l’ha data all’uomo.” I cieli, i regni spirituali, erano autonomi; non esercitavano alcuna influenza sul mondo materiale. E l’umanità, vivendo come viviamo nel regno terreno, non aveva modo di attingere allo spirituale.

Quando la Torà ci fu data, questo cambiò. D-o permise la comunicazione tra i due regni. Così è scritto: “E D-o discese sul Monte Sinai.” D-o Si rese manifesto e accessibile all’umanità. Ci fu data l’opportunità di elevarci, insieme al nostro ambiente, e di conferirgli un contenuto spirituale.

AAl Sinai, D-o ci diede la Torà per immortalizzare questa esperienza. Il Sinai divenne così non un evento unico, ma l’istituzione di un canale che continua a permettere all’uomo e a D-o di relazionarsi l’uno con l’altro.

Quando una persona studia una legge del Talmùd, ciò che in effetti sta facendo è comprendere l’essenza di D-o. Quella dimensione infinita, che nessun essere umano potrebbe afferrare, è stata concentrata negli insegnamenti della Torà.
Eseguire, poi comprendere

Il giardino di D-o

La rivelazione al Sinai rappresentò un punto di svolta nella storia spirituale del mondo. Quando D-o discese sul Monte Sinai, la natura del mondo cambiò. Come afferma il Midrash, in quel momento D-o disse: “Sono venuto nel Mio giardino.” La divinità tornò nel mondo e il mondo divenne il Suo giardino, il luogo in cui Egli si diletta e da cui riceve piacere e soddisfazione.

È vero che subito dopo il popolo peccò, creando il Vitello d’Oro e, in questo modo, impedì che la divinità si rivelasse nel nostro ordinario quadro di riferimento fisico. Tuttavia, il legame essenziale, la connessione fondamentale tra D-o e questo mondo rimase. La differenza è che al Sinai il legame era aperto e evidente. L’umanità poteva percepire la divinità. Dopo il peccato, essa fu nascosta dalla coscienza umana e la sfida di relazionarsi a Lui divenne responsabilità e missione dell’uomo.

Ma proprio questo costituisce il vantaggio di questa fase della nostra esistenza. D-o aspetta che l’uomo Lo renda parte della propria vita; tutto dipende dall’uomo. Non ci sono restrizioni dall’Alto. Se lo desideriamo davvero, possiamo renderLo parte delle nostre vite e trasformare l’era del Mashiach in una realtà tangibile.
Rivoluzione ed evoluzione

Quando i Cieli si aprirono

Il popolo ebraico studiava la Torà e ne osservava i precetti ben prima che assunsero l’obbligo al monte Sinai. Inoltre, i Dieci Comandamenti includono per lo più leggi già comandate al mondo non ebraico. Pertanto, che cosa era così importante riguardo il dono della Torà al monte Sinai?