La trasformazione della fisicità
Una gran parte del libro di Esodo è concentrato sulla costruzione del Mishkàn, il Santuario. La Torà, di solito molto attenta ad usare poche parole, elabora il concetto e il processo in modo inusuale. Infatti, i quindici tipi di materiali usati nella costruzione del Santuario sono menzionati tre volte; i vari componenti e gli arredamenti ben otto volte e ogni piccolo dettaglio della costruzione viene menzionata, dalle dimensioni di ogni pannello e colonna ai colori di ogni tappezzeria: ognuno di questi è scritto almeno due volte nel resoconto delle istruzioni di D-o a Moshé e di nuovo nel racconto della costruzione del Santuario.
Ben tredici capitoli della Torà descrivono come materiali fisici furono usati per costruire un edificio dedicato al servizio di D-o e alla formazione dei Kohanìm (sacerdoti) che officeranno lì.
Il Santuario è un modello e un prototipo per tutte le case successive costruite per D-o nel mondo. Pertanto, l’enfasi sulla fase della sua costruzione implica che anche nelle nostre vite, vi è qualcosa di molto speciale nel forgiare le nostre risorse personali in oggetti che hanno il potenziale di servire D-o. In un certo senso, il processo di trasformare noi stessi in ‘contenitori’ per la divinità è un’impresa più grande di quella di portare D-o nelle nostre vite.
Questo perché è proprio a questo punto che accade la vera trasformazione, la trasformazione dalla focalizazzione sul sé all’essere dedicati a una causa più grande di noi. Secondo questa ottica, se D-o desiderava solo un ambiente ospitale, non avrebbe dovuto impegnarsi nel creare un mondo terreno, piuttosto sarebbe bastato un mondo spirituale per servirLo adeguatamente. Ebbene, ciò che D-o desidera è il processo di trasformazione stesso: la sfida e il conseguimento del processo di andare oltre il proprio ego e in questo modo di ridefinire la materialità.
Questa trasformazione accade nella prima fase, quando un oggetto fisico viene forgiato in uno strumento da usare per la divinità. Per la seconda fase basta solo mettere in atto il potenziale già stabilito, usando l’oggetto per il suo scopo.
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Io risiederò in esso
La parashà di questa settimana include il precetto e la promessa di D-o: “Fai un santuario per Me ed Io risiederò in essi”. Dal versetto capiamo che il Tempio Santo non era solo un posto centralizzato dove l’uomo poteva servire D-o, bensì è anche un posto dove la presenza di D-o è palese. Nonostante “tutto il mondo è colmo della Sua gloria”, in realtà la presenza di D-o non si percepisce in modo tangibile. Egli permea ogni cosa che esiste, ma in un modo nascosto. Il Santuario invece, era “il posto dove Egli scelse di causare che il Suo nome risieda”. Lì nulla era nascosto e la Sua presenza era visibilmente evidente.
Cionostante, la parola ebraica usata per ‘in essi’, betochàm, è plurale. Dicono i Rabbini: Il verso non dice “dentro di esso” ma, “dentro di loro”, ovvero in ogni uomo e donna.
Quando D-o fece si che la Sua presenza, la Shechinà, risieda tra tutto il poplo, egli Si dedicò anche ad ogni individuo, per cui il cuore di ogni persona diventò un mini santuario.
Il Santuario accompagnò il popolo ebraico nel loro viaggio nel deserto, ovunque si accampessero, la presenza di D-o li accompagnò.
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Un Santuario Spirituale
Il lavoro spirituale di costruire il Santuario e di creare una dimora per D-o nel mondo, include i tre pilastri sulle quali il mondo viene mantenuto, la Torà, il servizio divino e atti di bontà. Queste categorie sono chiaramente riflesse nel Santuario. Vediamo come:
La Torà è la base e la fonte di tutti i tipi di servizi divini; cioè tutti i modi di servire D-o tramite le mitzvòt e le buone azioni, sono basate sulla Torà. Ciò è alluso nei giunti che sono la base del Santuario.
Il servizio divino: le offerte e la preghiera che ne hanno preso il posto, viene ricordato nel dono del mezzo shekel dal quale venivano comprate le offerte.
Infine, la Terumà per il Santuario, doni che includevano tutti i materiali usati per la sua costruzione, corrispondono alle mitzvòt, che vengono svolte con oggetti materiali.
Interessantemente, nessuno di questi servizi richiede il coinvolgimento con oggetti fisici, ed è qui che vediamo la qualità delle mitzvòt dovvero la materia fisica con il quale si fa la mitzvà diventa un’entità spirituale pur mantenendo le caratteristiche esteriori di un oggetto fisico.
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Tre aspetti di un rapporto
Tutti i dettagli menzionati nella Parashà di Terumà hanno paralleli nel nostro rapporto con D-o. Non sono solo dettagli che esistevano nel Santuario tanto tempo fa, bensì sono temi ricorrenti e rilevanti nel nostro legame con D-o. L’arca nel Santo dei Santi, dove la Shechinà si posava, è un riferimento agli aspetti reconditi del nostro cuore. Poiché in ognuno di noi c’è un posto dove il divino si posa.
Similmente, il Santuario ed il Tempio includevano:
In questo periodo non abbiamo il Santuario né il Tempio a Gerusalemme, tuttavia il santuario nel cuore di ogni ebreo è vivo e vegeto. La dimora per D-o che risiede in noi è un elemento inscindibile della nostra esistenza.
• La Menorà, è un simbolo del potenziale che tutti abbiamo di illuminare il nostro ambiente con la luce di D-o.
• Il Shulchàn, il tavolo sul quale veniva posato il pane, ricorda il nostro potenziale di guadagnare un sostentamento, questa è un’iniziativa sacra che merita di avere uno spazio nel Santuario.
• Il mizbeach, l’altare dove venivano offerti i sacrifici. Korbàn, la parola ebraica per sacrificio, è simile alla parola karòv, che significa ‘vicino’, in altre parole, tramite i sacrifici, ci avvicinamo a D-o.
In questo periodo non abbiamo il Santuario né il Tempio a Gerusalemme, tuttavia il santuario nel cuore di ogni ebreo è vivo e vegeto. La dimora per D-o che risiede in noi è un elemento inscindibile della nostra esistenza.
Un legame costante
“Ed essi costruiranno per Me un Santuario ed Io risiederò in essi”. I Saggi spiegano: “dentro di essi”, dentro il cuore di ogni ebreo. Come è possibile che la funzione principale del Tempio, quella del sacrificio, prepari il cuore dell’uomo a ricevere D-o? Il sangue e il grasso del sacrificiano rappresentano le preoccupazioni e i piaceri del cuore dell’uomo. Mentre la consapevolezza di ciò che il sacrificio rappresenta, lo sensibilizza a focalizzare e dedicare il suo intero essere a D-o.
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