Buona parte del Libro della Genesi è dedicata ai cammini di Avrahàm, Abramo, nostro primo patriarca e il primo ebreo. Egli ci viene introdotto in una fase già avanzata della sua vita.

Il primo episodio risale a quando aveva settantacinque anni, e poteva già voltarsi indietro richiamando alla mente l’evento fondamentale della sua vita: a soli tre anni, la sua mente da bambino gli fece discernere la verità e arrivare alla consapevolezza che c’è un unico D-o al mondo, Creatore di ogni cosa. Fu lui che portò il monoteismo nel mondo.

Settantadue anni dopo, diventò il primo ebreo. D-o gli disse: “Va’ via, per il tuo bene, dalla tua terra, dal tuo luogo di nascita, dalla casa di tuo padre, verso una terra che ti mostrerò” (Genesi 12:1). In altre parole D-o gli stava dicendo che gli avrebbe mostrato il luogo che era l’essenza di Abramo, oltre la terra, il luogo di nascita e la casa che egli conosceva.

I Tre Elementi

Vi sono tre elementi che fanno di noi ciò che siamo, e che possiamo raggruppare in tre categorie: il naturale, ciò che viene impresso in noi dall’ambiente che ci circonda, e ciò che è acquisito da noi.

All’inizio ci affacciamo alla vita con le pulsioni e le inclinazioni della nostra psiche e del nostro carattere. Poi siamo esposti all’influenza dei genitori, dell’ambiente, degli insegnanti, degli amici, i cui modi vengono impressi in noi. Infine, raggiungiamo la maturità intellettuale: l’uomo è dotato di un intelletto che, in grande misura, può controllare e veicolare gli stimoli a cui egli è esposto e il modo in cui ne viene influenzato, portandolo a svilupparsi anche in maniera diversa o opposta rispetto alle caratteristiche genetiche.

Questo è il significato più profondo delle parole “la tua terra, il tuo luogo di nascita e la casa di tuo padre” della Torà.

La parola “èretz”, che significa “Paese” o “terra”, è legata etimologicamente alla parola “ratzòn”, che significa “volontà” o “desiderio”: l’espressione “la tua terra” può anche essere tradotta come “i tuoi desideri naturali”.

L’espressione “il tuo luogo di nascita” si riferisce all’influenza della casa e della società.

La casa di tuo padre” si riferisce all’uomo più maturo, che sta forgiando la propria mentalità, il proprio carattere e il proprio comportamento.

Per convenzione, la maturazione delle proprie pulsioni naturali, l’assimilazione delle informazioni ricevute e il riplasmarsi attraverso il proprio intelletto costituiscono l’ultimo stadio dello sviluppo della persona. In realtà, anche l’intelletto resta comunque soggetto ai nostri limiti umani e ai nostri tratti naturali.

Il Quarto elemento

C’è però anche un altro elemento che ci definisce, ed è la scintilla di Divinità nella nostra anima: è l’essenza Divina che D-o ha inalato in noi, la Sua immagine con cui siamo stati creati, la “terra” che D-o ha promesso che avrebbe fatto vedere ad Abramo.

Questo spiega l’ordine nel quale i termini “paese, luogo di nascita, casa di tuo padre” compaiono nel versetto: una persona prima si distacca dai suoi istinti di base attraverso l’educazione e l’influenza dell’ambiente; poi ragiona con la propria mente; infine viene chiamata a trascendere perfino la propria ragione per intraprendere il viaggio verso l’essenza della sua anima.

In questo viaggio di scoperta, Abramo deve ovviamente prima abbandonare la Mesopotamia, nella quale è nato e cresciuto; deve ovviamente rinnegare la cultura pagana. Ma questo non è il viaggio di cui si parla nel versetto, poiché qui D-o gli parla decenni dopo che Abramo ha riconosciuto e insegnato al mondo l’esistenza di D-o. La “partenza” di cui si parla in questo versetto è una chiamata a trascendere se stesso.

Il primo comandamento al primo ebreo è un invito di D-o ad andare oltre se stessi, per trovare la parte del D-o infinito in noi.

Chabad.org, traduzione di Deborah Cohenca Klagsbald