“E Avrahàm prese moglie di nuovo, e il nome di lei era Keturà” (Genesi 25:1). “Keturà è Hagàr. Perché viene chiamata ‘Keturà’? Perché le sue azioni erano gradevoli come il ketorèt (incenso n.d.t.) (Midràsh Rabbà). Hagàr era la domestica di Sarà (Sara), la prima moglie di Avrahàm (Abramo) e nostra matriarca. Sarà era sterile, e a un certo fece prendere Hagàr ad Avrahàm in moglie per assicurargli la discendenza. Hagàr era la figlia del Faraone, ed aveva spontaneamente deciso di lasciare l’Egitto per vivere assieme ai giusti Abramo e Sara. Hagàr concepì un figlio: Yishmaèl (Ismaele); egli divenne un uomo selvaggio, com’è scritto: “la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui” (Genesi 16:12). A quel punto Sara ingiunse ad Abramo di cacciare Yishmaèl e Hagàr dalla loro dimora. Hagàr tornò al paganesimo egizio e trovò una moglie egizia per il figlio. Anni dopo però ritroviamo Yishmaèl che accompagna Avrahàm e Yitzchàk al monte su cui quest’ultimo sarebbe stato innalzato come sacrificio. Inoltre, tre anni dopo la morte di Sarà, Avrahàm sposa di nuovo Hagàr, ed è Yitzchàk a riportare la donna egizia dal padre (Midràsh Rabbà su Genesi 24:62). “Tutto quello che accadde ai Patriarchi è un segno per i discendenti […] gli eventi della loro vita sono insegnamenti per il futuro” (Nachmanide), dunque anche tutta la vicenda dell’espulsione di Hagàr e Yishmaèl e del loro rientro in famiglia è un messaggio per le generazioni future. In particolare, a livello collettivo la vicenda di Hagàr rappresenta le diverse tappe della storia del popolo ebraico; a livello individuale, “Hagàr” e “Yishmaèl” rappresentano gli elementi rozzi della nostra natura e dell’ambiente che ci circonda.

Tre Approcci – Tre Ere

L’esperienza della vita può essere affrontata in tre modi: ripudio, affinamento e sublimazione. Il primo approccio è quello dell’asceta, che fugge e si distacca completamente dalla materialità. Il “raffinatore” invece affronta il deserto indomito della materialità come un ricercatore d’oro: sa che la maggior parte di ciò che tocca è fanghiglia senza valore, ma cerca pazientemente le pepite che vi sono mischiate. Costui non rifiuta la materialità ma nemmeno la accoglie senza riserva; seleziona gli elementi che hanno un potenziale scartando le scorie irredimibili. Il terzo approccio è quello del “sublimatore”, per il quale nemmeno una creatura minuscola è “irredimibile”. Costui insiste che ogni cosa al mondo, ogni esperienza può essere trasformata in qualcosa di positivo e santo, e sublimata. Questi tre approcci rappresentano anche tre fasi nella storia dell’uomo. Il secondo giorno della Creazione D-o divise il creato in domini, decretando che “le sfere inferiori non ascenderanno in alto e le sfere superiori non discenderanno in basso”. Lo spirituale non poteva essere reso materia e il fisico non poteva essere santificato. In questa fase, il mondo non era in grado di affinare né sublimare. La situazione restò così per ventisei generazioni, fino a Moshè. Il 6 Sivàn 2448 (1313 a. E.V.), il giorno del Dono della Torà al Monte Sinài, D-o rescisse il decreto e “scese sul Monte”, permettendo da quel momento in poi al superno di permeare l’elemento terreno, e disse a Mosè di “ascendere a D-o”, rendendo in grado la sfera terrena di elevarsi. Cominciò così l’era del raffinamento, nella quale ancora ci troviamo e che dobbiamo portare a realizzazione seguendo le istruzioni che ci sono date nella Torà. Infine, D-o ha promesso che arriverà un’epoca in cui “Toglierò lo spirito di impurità dalla terra” (Zaccaria 13:2): non esisteranno più malvagità e negatività, e abiteremo in un mondo in cui ogni cosa sarà naturalmente indirizzata al bene e alla Divinità.

Abramo

Avrahàm visse nell’era pre-sinaitica, e di conseguenza le sue opere erano confinate alla sfera spirituale. Come primo patriarca del popolo ebraico però, egli incorporava anche l’intera storia della nostra missione. Così, la sua vita conobbe anche un periodo di raffinamento e la futura era della sublimazione. Queste tre fasi sono delineate nelle tre parashòt che ci narrano la sua vita (Lech Lechà, Vayerà e Chayè Sarà). Nella terza fase, il selvaggio Yishmaèl e la straniera Hagàr tornano a trovare posto nella vita di Abramo, e Hagàr diventa Keturà, gradevole come l’incenso, a rappresentare la trasformazione degli elementi irredimibili in recipienti di santità. E questo stadio della vita di Avrahàm è il modello dell’era profetizzata da Isaia, in cui “I vostri occhi vedranno il Padrone” (Isaia 30:20) e in cui la rilevanza di ogni singola creatura diverrà manifesta.

Basato sugli insegnamenti del Rebbe di Lubàvitch, dalla Meaningful Life. Traduzione di Deborah Cohenca.